| ||||||||||||||||||||||||||
|
|
LA SCUOLA MEDIA DI REGGELLO AL “DOCET” DI BOLOGNA
Nei giorni
dal 15 al 18 Aprile si è svolta a Bologna la rassegna “Docet”, una
mostra d’importanza nazionale su idee e materiali per l’educazione e la
didattica riservata agli operatori del mondo della scuola. Nello stand della Sovrintendenza Scolastica Regionale della Toscana erano ospitate alcune proposte provenienti dalle scuole della nostra Regione; fra queste ha riscosso notevole interesse il percorso di “Life Skills Education” presentato dalla nostra scuola Media assieme alla Scuola Media Ghiberti di Firenze. Si tratta di un progetto rivolto al miglioramento della qualità della vita a scuola attraverso la realizzazione di una serie di attività con i ragazzi. Il progetto ha suscitato curiosità ed interesse fra i visitatori della mostra, molti dei quali hanno chiesto maggiori informazioni e materiale documentario. Nei giorni del “Docet” il Dirigente scolastico Dott. Grassi ed alcuni insegnanti si sono alternati per assicurare a turno la presenza nello stand in modo da rispondere ai quesiti dei visitatori e per illustrare le varie modalità “per star bene a scuola” attuate nell’Istituto Comprensivo di Reggello.
Francoforte e Darmstadt:
Nel viaggio di ritorno gli alunni hanno potuto visitare la sede del Parlamento Europeo a Strasburgo:
Comenius1 “Progetti scolastici”:Progetto realizzato col contributo finanziario della Comunità Europea nell'ambito del programma SOCRATES. Scopo di questo Progetto è incrementare la dimensione europea dell’istruzione promuovendo la cooperazione tra Istituti scolastici. Il Progetto dà la possibilità, ad allievi e insegnanti, di lavorare assieme su uno o più temi di comune interesse nell’ambito della normale attività scolastica. In tal modo, è possibile scambiare esperienze, esplorare aspetti della diversità culturale, migliorare la propria cultura generale e imparare a comprendere meglio ed apprezzare i reciproci punti di vista. Inoltre, il Progetto Comenius mira ad accrescere la capacità di lavorare in gruppo, relazionarsi con gli altri utilizzando le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
Istituto “Gundernhauser Schule” di Rossdorf Germania
Gli Istituti scolastici con cui le nostre scuole realizzano il Progetto sono:
ü
Istituto “Volksschule” di Voesendorf (Austria)
ü
Istituto “Gundernhauser
Schule” di Rossdorf (Germania)
Scheda di presentazione degli alunni
A carnevale ogni scherzo vale
Le più importanti maschere italiane:
La maschera della Toscana è Stenterello. È chiamato Stenterello perché magro e poverello da Firenze viene e dice che con poco lui è felice.
scambio di notizie sulle tradizioni pasquali dei rispettivi paesi e di biglietti augurali
Incontro di progetto a Voesendorf il 13 e 14 giugno 2003
La mostra dei lavori elaborati dagli alunni delle scuole che hanno partecipato al progetto è stata allestita nei locali della scuola elementare di Voesendorf il 13 e 14 giugno 2003 in occasione della festa di paese austriaca.
Festa per la delegazione di Vösendorf e Rossdorf
La neve (Elementare di Reggello) Raccontini (Elementare di Reggello)
La neve (Elementare di Reggello) LA NEVE
LA MIA AMICA NEVE
UNA GIORNATA BRILLANTE
( lavoro collettivo: 3A)
PEZZI DI NUVOLA
Cipì ha il becco rosso e le zampine gialle e rosse; ha la punta delle ali piena di puntini neri e bianchi. IL sopra delle ali ha un colorino un po’ nero e un po’ grigio; ha le guancette marroni e la coda bianca nera e grigia. Gli artigli sono marroncini, gli occhi sono neri, il corpo bianco. Se lo tocchi senti che è liscissimo. L’odore di Cipì è quello del suo cibo preferito: carote, insalata, mela. Cipì è un po’ agitatino, però è molto intelligente. Si muove velocemente e se lo chiami si gira di scatto. Cipi’ è un gran giocherellone, si muove nella sabbia e poi va nel mangiare.Vive in una gabbia, dove c’è anche una casetta di legno, con dentro un po’ di cotone. Io a Cipì voglio molto, molto bene. Eros Burimi (3B)
I MIEI PESCIOLINI
I miei pesciolini si chiamano Oreste e Gonzalo. Oreste è più piccolo e magro di Gonzalo; sono tutti e due di colore arancione e rosso. Quando cambio loro l ‘ acqua sento che sono viscidi, non hanno odore. Si muovono sempre a cerchio e a volte si scatenano un po’; quando dò loro il cibo, Gonzalo sale a galla per mangiare, invece Oreste aspetta che il cibo cada giù, perché se Gonzalo lo vede mangiare si arrabbia e lo manda via. I due pesciolini girano nella boccia e a volte mi fanno le finte, fanno i morti, ma io batto la mano alla boccia e loro si impauriscono e si muovono. Voglio tanto bene ai miei pesci. Diana Materassi (3A)
IL MIO CANE
Io ho un cane, un levriero afgano, di nome Hatuey; è molto grosso e il suo muso è abbastanza lungo. Ha la coda beige, con una macchia nera sulla punta. I suoi orecchi sono lunghi, biondi e castani,; davanti al viso ha due ciuffi lunghi, che coprono un po’ i bordi degli occhi. Ha le zampe lunghe e molto agili. Quando sente un suono mugola e poi abbaia. Se lo tocco sento che il suo pelo è liscio e morbido. Hatuey corre molto velocemente e non si stanca facilmente; quando cammina ha un’andatura molto elegante. La mattina, quando si sveglia, viene in camera mia e salta sul letto; la sera invece salta sul divano e poi si mette sdraiato sulla poltrona. E’ molto agitato e intelligente e per lui provo felicità e dolcezza. (Camilla Nocentini 3A)
UN SOGNO QUASI AVVERATO Un giorno, dopo la scuola, la mamma è venuta a prendermi e siamo andate a Pontifogno, per vedere se, quella che quando la mia mamma era più piccola si chiamava “ la piscina”, fosse ghiacciata. Come la mamma immaginava, la piscina era quasi tutta ghiacciata. Io ero veramente stupita, perché non sapevo che la vecchia piscina del paese fosse formata proprio dal torrente, da cui passavo tante volte. La cascata era quasi tutta ghiacciata e il ghiaccio impediva all’acqua di cadere. Intorno ai massi c’era molto ghiaccio crettato e pezzi di ghiaccio che vagavano per l’acqua. Sotto la cascata c’era un masso molto grande: io, quando l’ho visto, ho pensato subito a Willy, l’orca gonfiabile di gomma che mettiamo sotto la doccia fredda in giardino. Arrivate a casa della nonna, le abbiamo raccontato dove eravamo state e lei ci ha detto: - A proposito della vecchia piscina! Lo sapete che la vogliono riaprire?- Io e la mamma siamo state felicissime, perché era il nostro sogno di quel momento. Diana Materassi (3A)
LA FORMICA E IL RAGNO C’era una volta una formica che non aveva amici. Nessuno aveva il coraggio di guardarla, perché era troppo brutta; viveva su un pino, dove nessuno potesse vederla. Quando voleva andare nel formicaio, si metteva un cappuccio in testa. Un giorno partì e, lungo il cammino incontrò un enorme tigre, ma riuscì a scappare perchè era molto piccola. Arrivò ad un fiumiciattolo, però non poteva superarlo nuotando; vicino alla formica c’era un bastone molto, ma molto lungo ed oltrepassò il fiume lungo il bastone. Dopo un altro po’ incontrò un ragno. Dall’ aspetto sembrava molto intelligente. Il ragno la volle cacciare via, perchè non si fidava degli sconosciuti. Allora la formica proseguì il suo cammino, incontrò un altro fiumiciattolo. Però accanto a lei non c’era un rametto; allora tornò indietro. Il ragno voleva sapere perché la formica era sempre triste. Questa gli raccontò la sua storia. Il ragno seguì la formica e fece una ragnatela da una sponda all’altra. La formica ringraziò il ragno e si mise in cammino, mentre il ragno tornò a casa sua. Dopo la formica vide davanti a sé un enorme castello, con una porta gigantesca. Entrò in una stanza e vide una strega malvagia; la formica tornò indietro e chiamò il ragno. Questo seguì la formica fino al castello . La strega disse: - Se qualcuno metterà una ragnatela io morirò, se bevo la pozione.- La formica, siccome aveva l’orecchio lungo, sentì tutto e disse:- Ho un piano.- Il ragno si arrampicò fino alla terra. e mise dentro la pentola la ragnatela. La strega bevve la pozione e dopo un minuto morì. La formica e il ragno vissero felici e contenti. Mattia Faustino (3b)
IL MIO GATTO Il mio gatto si chiama Mosè . Ha il pelo tigrato e se lo tocco è un po’ ruvido. Alcune volte tiene la coda a candela e ciò significa che è felice; emette miagolando un verso un po’ assordante, ha un odore un po’ sgradevole . Mosè ha l’abitudine di saltarmi addosso ; lui mangerebbe tutto il giorno. Mosè sta in casa con me, certe volte anche a dormire, ma altre lo metto fuori ,a dormire. Il mio gatto è: dolce, buono, birichino. Io voglio tanto bene al mio gatto. Carlotta Ferrati (3a)
IL LIBRO E IL PALLONE Erano dei giorni d’estate :Marco si divertiva a giocare in giardino a pallone con i suoi amici. Un giorno Marco tirò una forte pallonata alla finestra di una misteriosa casetta tutta di legno. Marco e i suoi amici si avvicinarono cautamente alla casetta, aprirono la porta e…… era una libreria! Entrarono sempre cautamente e Marco prese un libro, provò ad aprirlo, ma proprio in quel momento il libro fece: - Ohi! - Tutti si spaventarono; Marco provò ancora ad aprirlo ma il libro fece ancora: -Ohi! Mi hai fatto male! Se mi prendi da dove il mio amico pallone mi ha colpito, mi stropicci tutto. Proprio in quel momento il pallone saltò sul tavolo e disse: - Io non sono il tuo amico pallone due si misero a litigare, ma poi smisero. I bambini incollarono le pagine al libro e gonfiarono il pallone. Il libro e il pallone diventarono ottimi amici. Il libro non fece loro sbagliare una lettura e il pallone non fece loro sbagliare una partita. Alla fine dell’estate il pallone leggeva come un professore e batteva tutti a calcio , anche quelli più grandi di lui. Era contento di aver trovato nuovi amici utili.
Elena Nustrini (3a)
UNA DISAVVENTURA FINITA BENE Venerdì scorso, di mattina, mentre ero a casa, stavo per andare a scuola accompagnata dalla mamma. Appena partite, ci siamo accorte che non c’era più la Diana che è la mia canina e di solito viene a farci le feste. Siamo tornati indietro, l’abbiamo chiamata ma, visto che non c’era, siamo andate a cercarla in paese, ma non l’abbiamo trovata. Siamo ritornate a casa per cercarla meglio nel giardino. Mi sono avvicinata al marciapiede che sta facendo il mio babbo. In quel momento, mi sono accorta che c’erano delle impronte fresche di Diana; seguendole ho visto che andavano a finire in una specie di tunnel tra terra e marciapiede ;ho guardato dentro: c’era Diana !Era ferma e mi guardava , ed io credevo che non ci fosse aria e ero disperata. Io e la mamma abbiamo chiamato il mio babbo; quando è arrivato ha rotto un pezzo di marciapiede e ha aiutato la Diana ad uscire. Prima che uscisse ero preoccupata e triste, quando è uscita mi sono sentita felice e tranquilla. Ginevra Chiari (3B)
LA FARFALLA E IL FIORE C’era una volta, in un grande prato, un albero di nome Grande Quercia. Vicino alle sue radici viveva un fiore di nome rosa, amica della Grande Quercia. Rosa era molto vanitosa e quando vide passare una farfalla dalle ali dorate, senza sapere che erano ali, Rosa, sgarbata le disse:- Che fiore strano che sei, quei petali dorati che ti fanno volare sono proprio brutti !-. Invece non era così. Grande Quercia aveva sentito tutto e per far capire a Rosa che gli amici servono a qualche cosa e che la sua amica poteva essere la farfalla dorata di nome Trilli, una sera ordinò agli gnomi della foresta, che dovevano fare finta di raccoglierla, a mezzogiorno, quando Trilli sarebbe passata di lì; visto che era gentile, l’avrebbe aiutata. Andò tutto liscio come l’olio. Rosa divenne meno vanitosa e amica di Trilli. Ogni notte Trilli dormiva tra i petali di Rosa, perché faceva freddo. Elena (3a)
La terza C mette in scena Primo Levi Incontro con lo scrittore Marco Vichi Massimiliano La Rocca: un musicista per Dino Campana Gita al museo archeologico di Fiesole
La terza C mette in scena Primo Levi In questo inizio di anno la nostra classe ha approfondito il tema dell’ Olocausto, ovvero lo sterminio del popolo ebreo durante la seconda guerra mondiale, e perciò abbiamo letto il libro di Primo Levi "Se questo è un uomo" da cui abbiamo tratto anche una drammatizzazione teatrale "Se questo è un uomo" comincia con una poesia nella
quale lo scrittore descrive contemporaneamente la giornata di un uomo libero e
quella di un prigioniero in un campo di concentramento. Inizia rivolgendosi a
tutti gli uomini liberi dicendo che loro, quando tornano a casa, trovano
parenti, amici e cibo; mentre lui e tutti i prigionieri dei lager nazisti
lavoravano incessantemente nel fango e a sera mangiavano solo un piccolo pezzo
di pane. Primo Levi conclude la poesia con delle frasi molto forti, che proprio per questo spingono a riflettere: nelle parole dello scrittore c’è un avvertimento rivolto agli uomini liberi, che fortunatamente non hanno vissuto l’Olocausto, affinchè raccontino ai loro figli quello che è successo nei campi di concentramento in modo che non possa ripetersi mai più. La storia che Primo Levi ci racconta in "Se questo è un uomo", inizia il tredici dicembre 1943 quando viene catturato dalla milizia fascista e in seguito deportato ad Auschwitz, il cui nome è ricordato perché considerato il campo di sterminio dove furono uccise più persone. Appena arrivato a Auschwitz , lo scrittore viene rasato e messo in una baracca dove ci sono già molte altri prigionieri. Dopo tanti lavori faticosi, dopo molte selezioni e dopo aver visto morire molti dei suoi compagni, Primo Levi viene assegnato al kommando chimico, ovvero un gruppo di specialisti che avevano alcuni privilegi perché non dovevano trasportare materiali pesanti. Primo Levi scrive che nell’agosto del 1944 cominciarono i bombardamenti sull’alta Slesia e che i russi si stavano avvicinando sempre più ma che i tedeschi facevano finta di non sapere cosa stesse succedendo e mostravano una totale indifferenza. Stranamente, l'avvicinamento delle truppe che avrebbero dovuto liberarli non suscita nei prigionieri felicità, perché il lavoro raddoppia e i nazisti si mostrano ancora più malvagi e sadici di quanto fossero prima. Nell'ottobre del 1944 Primo Levi deve affrontare una nuova selezione da cui riesce nuovamente a salvarsi; successivamente lui e il suo amico Alberto riescono ad instaurare un traffico di "gamelle" all'interno del campo, dal quale ricavano pane extra per sopravvivere. L’11 gennaio 1945 lo scrittore si ammala di scarlattina e finisce in infermeria; nel frattempo le truppe russe si stanno avvicinando pericolosamente e i tedeschi decidono di abbandonare il campo portandosi dietro i prigionieri in grado di viaggiare. Primo Levi rimane ad Auschwitz (dove ormai non ci sono più tedeschi) con gli altri malati del campo; nei dieci giorni che trascorrono tra la ritirata dei tedeschi e l'arrivo dei russi, muoiono molti prigionieri tra i quali alcuni suoi amici. Il libro si chiude con l'arrivo dell'esercito russo, mentre Primo Levi ed un suo amico francese sono a seppellire un loro compagno. Secondo noi il libro termina con l'assenza di emozioni, per quanto riguarda la liberazione, proprio perché ad Auschwitz i tedeschi avevano trasformato i pochi sopravvissuti in persone che erano quasi incapaci di provare sentimenti ed erano come svuotate a causa delle enormi sofferenze fisiche e psicologiche patite quotidianamente. Il 29 gennaio 2003 al teatro Excelsior di Reggello si è svolta la celebrazione della giornata della memoria; quest'anno è stata realizzata una lettura drammatizzata di "Se questo è un uomo", organizzata dal professore e regista R. Riviello, che ha condotto la nostra classe in questa ardua impresa, a detta di tutti i presenti, con successo, come ha confermato anche "La Nazione" in un articolo. Alla manifestazione erano presenti il Preside, il Sindaco di Reggello Sergio Benedetti, un rappresentante della comunità ebraica di Firenze che ha tenuto un breve discorso alla fine e ha risposto a tutte le domande che gli venivano fatte dagli alunni presenti . In questa occasione il teatro Excelsior era al gran completo; entrando nella sala si notava subito la suggestiva scenografia realizzata sul palco e resa ancora più efficace dallo straordinario effetto delle luci. Infatti era di grande impatto la sagoma della locomotiva con la svastica che faceva da sfondo ad un campo di sterminio rappresentato dal filo spinato (posto in primo piano), da un mucchio di scarpe e da un cumulo di vestiti scuri attraversati da un sottile drappo rosso. Questa per noi è stata un'esperienza estremamente positiva per l'originale modo con cui abbiamo condotto la lettura e l’interpretazione di "Se questo è un uomo", un libro intenso, tragico e ricco di emozioni. L. Becattini – N. Innocenti - Terza C
Incontro con lo scrittore Marco Vichi S abato 1° marzo abbiamo incontrato lo scrittore Marco Vichi, un amico del nostro professore di lettere: aveva un aspetto simpatico e particolare. Vichi, che si è dimostrato pronto a rispondere a tutte le nostre domande curiose, è sicuramente una persona con moltissima fantasia, altrimenti non sarebbe diventato uno scrittore e non avrebbe scritto un racconto così simpatico come quello che il professor Riviello ci ha letto: "Il portafogli". La storia narra di un uomo molto "perfettino", ridicolizzato dallo scrittore: questo signore di nome Barolini fa il ragioniere nella cartiera Cantoni & Mignardi, non è sposato, e vive solo in un appartamento dove tutto è programmato: la sveglia alle sei e trenta, si alza alle sette, la colazione, al lavoro sempre in orario, la camomilla prima di andare a letto … una vita noiosa e ripetitiva!!Questo personaggio (che non mi sta troppo simpatico) trova, una sera, un portafogli in terra, lo raccoglie, poi a casa lo apre, prende i documenti, legge l’indirizzo del proprietario e decide di riportarglielo il giorno dopo. Non prende neppure una monetina dopo aver contato tutti i soldi: un milione e mezzo di lire. Dopo la solita giornata di lavoro, prende l’indirizzo e va a cercare il possessore del portafogli, e dopo aver suonato i campanelli di quasi tutto il vicinato, arriva dal signor Strano, il proprietario. Conosce il suo figlioletto, perché il signore è fuori, un bimbetto che va ancora alla scuola elementare, ma molto esperto di poesia e musica classica, con due occhiali enormi. Il signor Strano, al suo ritorno, accusa Barolini di avergli rubato dei soldi, e chiama la polizia, così il povero ragioniere sempre perennemente pulito e in orario, si trova scaraventato in carcere, accusato non solo di aver rubato i soldi, ma anche di essere il vecchietto che terrorizzava delle bambine, già ricercato dalla polizia. Prima di essere messo in cella, incontra la giovane Emma, che gli ricorda la sua Alvara, vecchio amore di quando era giovane; la ragazza gli piange sulla spalla essendo molto triste, perchè le è morto il gatto. Però questi attimi durano poco, perché lo prendono e lo portano in cella, e allora lui può finalmente dormire, ma il ricordo della giovane Emma, lo rincorre sempre, durante tutta la sua permanenza in prigione. La mattina conosce il suo compagno di cella, il Brondi, che ha compiuto un omicidio. Questo compagno lo aiuta e lo sostiene psicologicamente. Poi Barolini va dal giudice che lo libera perché il maniaco delle bambine è stato trovato durante il giorno, e lui è quindi dichiarato innocente. Ma quando Barolini viene finalmente riportato a casa da un secondino, vede la sua foto ingrandita in un giornalaio e sotto la scritta: "arrestato il maniaco delle bambine". Nonostante tutto, Barolini non cambia e non cambierà più la sua vita, anche se è stato in carcere riprende la sua vita ripetitiva e noiosa. L’idea che ha portato Vichi a scrivere questo racconto è tratta dalla cronaca. Se fra qualche anno vedrete al cinema un film che si intitola "Il portafogli", o qualcosa del genere, vi ricorderete del racconto che vi ho narrato in questo articolo e del signor Barolini. Vichi ha cominciato a scrivere per far provare al suo pubblico di lettori e a se stesso, le emozioni precise che gli aveva fatto provare l’autore di un romanzo giallo. Infatti quando lui aveva circa dieci anni, suo padre gli regalò un giallo Mondadori e a lui piacque così tanto che provò a scrivere.
Il linguaggio dei suoi scritti è chiaro e semplice come quello che usiamo tutti i giorni. Vichi non si definisce uno scrittore di gialli, perché ha creato anche dei romanzi che non si possono inserire nella categoria dei libri del mistero. Ecco i titoli di tutti i suoi romanzi: L’inquilino; Donne, donne; Il commissario Bordelli; Una brutta faccenda. Sono tutti editi da Guanda. Ci ha anche raccontato che per scrivere un romanzo, impiega una settimana circa, mentre per correggerlo, rimaneggiarlo e modificarlo di nuovo ci mette circa tre mesi. Molto, non vi pare? Abbiamo chiesto allo scrittore di scrivere un pensiero sul nostro cartellone intitolato "Guerra e pace", lui ha scritto un commento breve, ma efficace: "L’unica politica che riconosco: giustizia per tutti, comunque e ovunque". Fiammetta Nincheri - Terza C
La mattina in cui siamo andati dal Sindaco Sergio Benedetti eravamo un po’ emozionati, non è certo una cosa da tutti i giorni per due ragazzi di tredici anni andare a intervistare un Sindaco. Siamo partiti da scuola con il nostro professore di lettere e quando siamo arrivati in Comune, c’era ad aspettarci anche la vicepreside della nostra scuola, la prof.sa Natali, che è anche Assessore alla Cultura. Così siamo entrati tutti nella stanza del Sindaco che ci ha accolti con molta simpatia, e dopo le fotografie di rito (avevamo persino un fotografo,il nostro compagno F. Braccini) abbiamo cominciato l’ intervista . Cos’ è che l’ ha spinta a candidarsi come sindaco? Io nella mia vita ho sempre fatto l’ imprenditore, e forse questo mi aiuta a fare il sindaco: avendo accumulato molta esperienza nel settore dell’industria, ho deciso di metterla a disposizione dei cittadini. Reggello è un paese che mi ha dato molto, e ora spero di poterlo ricambiare. Su quali interventi e innovazioni si basa il suo programma amministrativo a Reggello? Prima di tutto portare l’ esperienza di un imprenditore in questo Comune, per vedere le cose da un punto di vista diverso e realizzare interventi nel minor tempo possibile. Gli interventi possono essere molteplici, ma soprattutto è il modo di affrontarli che secondo me occorrerebbe cambiare portando l’ efficienza dell’ ente privato anche nell’ente pubblico. Tra i nostri progetti vi è anche quello di portare a termine il famoso parcheggio di Reggello e rinnovare i giardini di Cascia. Quali interventi sta promuovendo il Comune di Reggello per noi ragazzi? L’apertura della piscina, della nuova palestra, il supporto alle varie società sportive, le attività organizzate durante l’anno, come il Natale a Reggello, e tutte le attività scolastiche che vengono promosse e finanziate dalla nostra amministrazione, sono interventi rivolti in particolare ai giovani. Quando avverrà l’inaugurazione del palazzetto dello sport? Purtroppo per mancanza di fondi la costruzione del palazzetto è stata momentaneamente interrotta. Comunque possiamo essere certi che la prossima festa dell’olio sarà sicuramente fatta nella nuova palestra. A Reggello ci sono già due piscine in costruzione, una all’aperto e una al chiuso delle quali una lunga 25m. La piscina al chiuso sarà sfruttata anche dalla scuola media. Le piscine verranno probabilmente aperte ad ottobre. Cosa pensa di questa guerra in Iraq ?Cosa potrebbe fare il Comune di Reggello dal punto di vista umanitario per le persone irakene ? Il Comune di Reggello ha partecipato alla sfilata della pace a Roma, per cui si è schierato decisamente favore della pace. Abbiamo anche esposto la bandiera arcobaleno, ma poi la Prefettura di Firenze ci ha inviato un telegramma obbligandoci a toglierla. Cosa intende fare per promuovere l’immagine del Comune di Reggello in Italia e all’estero? Stiamo facendo tantissimo per promuovere l’immagine del nostro Comune, perché tutte le attività del settore turistico e buona parte di quello della cultura ( di cui si occupa la prof.sa Natali ) sono indirizzate in questo senso; promuoviamo l’immagine di Reggello anche attraverso i gemellaggi che abbiamo creato con città tedesche, austriache e francesi. In conclusione una notizia che vi farà piacere se tifate per la Florentia calcio: la possibile realizzazione del centro sportivo di questa squadra nel territorio del nostro Comune. Con questa domanda sulla guerra in Iraq si conclude la nostra intervista al Sindaco. Da parte nostra possiamo dire che è stata un’ esperienza molto istruttiva e piacevole; speriamo di aver fatto le domande che nel nostro Comune un po’ tutti i ragazzi si fanno e così facendo di aver soddisfatto, almeno parzialmente, la vostra curiosità. L . Becattini e N. Innocenti - Terza C
Massimiliano La Rocca: un musicista per Dino Campana Mercoledì 12 marzo insieme ai nostri compagni della III A abbiamo incontrato Massimiliano La Rocca , un musicista che ha messo in musica alcune poesie di Dino Campana. L’ispirazione di questo lavoro, che consiste nell’approfondire il rapporto fra poesia e musica, gli è venuta leggendo le poesie di Dino Campana, al quale ha voluto poi fare un omaggio. Questa operazione ci riporta all’ origine della poesia, che nasce in Grecia proprio come poesia musicata. Dino Campana nasce a Marradi, un paesino dell’ Appennino tosco-emiliano, nel 1885. Il padre, un maestro elementare, si occupò nei primi anni dell’educazione del piccolo Dino. Timido e silenzioso ma soggetto ad incontrollabili accessi di rabbia, fu sempre considerato un ragazzo difficile; tutta la sua vita fu segnata da momenti di forte instabilità emotiva e da un tormento interiore che gli impediva di trovare pace in un luogo. I ricoveri in istituti psichiatrici diventarono sempre più frequenti, ma nonostante tutto, riuscì a scrivere e pubblicare la sua raccolta di poesie “Canti Orfici”.
Campana conosceva le lingue europee, ragionava come un artista europeo, iniziava a sentire il disagio nel mondo moderno, la civiltà industriale. Le sue sono poesie di “movimento”: infatti lui era grandissimo camminatore, amava l’idea della libertà. Probabilmente visse per un periodo in Argentina, dove imparò a suonare la musica popolare sudamericana. Fu una figura singolare e affascinante nel panorama letterario del primo Novecento. Insofferente di ogni legame, viaggiò a lungo, facendo svariati mestieri: fuochista in un mercantile, operaio, saltimbanco. In molte sue poesie si ritrovano immagini e paesaggi di quei luoghi lontani. Massimiliano La Rocca ci ha
cantato, accompagnandosi con la chitarra e l’armonica a bocca,
A noi questa esperienza è piaciuta molto perché abbiamo letto e “cantato” le poesie divertendoci, e abbiamo scoperto che questo modo di interpretare la poesia non è solo del mondo antico, ma può anche essere praticato ai nostri tempi. Ilaria Nocentini - Terza C
“Il grande salto” è il passaggio dalla terza media alla prima superiore. Abbiamo scritto questo articolo perché a settembre anche noi faremo “il grande salto” e abbiamo pensato che i ragazzi che ci sono già passati, ci possono aiutare a prepararci e ad affrontare la nuova realtà che ci aspetta Questa inchiesta ci farà scoprire cosa si prova quando si è alle superiori, se ci troveremo bene, se sarà difficile e se la scelta che abbiamo fatto è stata quella giusta. Abbiamo distribuito 10 questionari ai quali hanno risposto solo 5 ragazzi delle seguenti scuole: ITIS, Liceo Linguistico, IGEA, Istituto Marconi e il Liceo Psicopedagogico. Ecco le domande che abbiamo proposto ai ragazzi delle superiori:
Per tutti l’impatto è stato inizialmente problematico, ma poi, piano piano, i problemi iniziali si sono risolti.
Tutti hanno risposto che la scelta che hanno fatto è stata giusta, e che si trovano bene nell’ambiente scolastico attuale.
Tre ragazzi del Liceo Psicopedagogico, ITIS e Liceo Linguistico hanno risposto che si sono trovati subito bene con alcuni compagni, mentre con altri solo un po’ dopo; invece i due ragazzi dell’IGEA e dell’Istituto Marconi hanno risposto che all’inizio rimpiangevano i compagni delle medie, ma poi hanno fatto amicizia anche con gli altri.
I ragazzi hanno instaurato un buon rapporto con gli insegnanti anche se inizialmente erano un po’ intimoriti nei loro confronti a causa di quello che avevano sentito dire dai loro compagni più grandi. 5. Con i mezzi di trasporto disponibili vi sembra facile o difficile raggiungere la scuola? I collegamenti con le scuole superiori non rappresentano un problema perché sono ben organizzati. 6. Le gite sono bene organizzate? Tre dei ragazzi hanno detto che non hanno ancora effettuato nessuna gita scolastica in questo periodo dell’anno, mentre gli altri due hanno risposto che le gite effettuate sono state bene organizzate.
A questa domanda sono state date risposte molto diversificate: due non hanno riscontrato difficoltà, altri due hanno risposto che tutto dipende da come le difficoltà vengono affrontate, mentre uno ha detto che ha incontrato alcune difficoltà. 8. I libri di testo di quest’anno sono abbastanza facili da comprendere? Nel complesso tutti concordano che i libri sono abbastanza facili da capire. Per concludere, diciamo che questa inchiesta ci ha aiutato a prepararci psicologicamente per l’esame e a fare “il grande salto”, perché ci ha alquanto confortato: evidentemente alle superiori la vita non è poi così dura come temevamo. Comunque sia, noi soprattutto speriamo di aver fatto la scelta giusta. M. Pasquinucci - S. Arnetoli - M. Pesci - Terza C
Ogni cittadino ha il diritto ad avere sufficiente acqua potabile e per questo a nessuno è concesso il diritto di appropriarsene come proprietà privata. L’acqua è una risorsa naturale unica e non infinita, tuttavia basta per dissetare tutta la popolazione mondiale. Il problema è che essa non è distribuita nella terra in modo omogeneo. Questo crea dei gravi squilibri. La quantità di acqua giornaliera a disposizione di un Europeo o di un Nord Americano è 500 litri mentre per un Africano solo 5-10 litri. Nei paesi sottosviluppati più della metà degli individui
non ha a disposizione acqua necessaria per sopravvivere e per avere condizioni
igieniche minime. Il 40 % di acqua disponibile viene sprecata quando più di 30000 persone, di cui milioni sono bambini, muoiono per mancanza di acqua. La mancanza di acqua è dovuta soprattutto al fatto che di essa solo l’1 % é potabile mentre il restante 99 % è nei mari o intrappolato nei ghiacciai. Per questo, quest’anno, si è voluto dedicare l’ annuale Meeting sui diritti umani al problema “ acqua” al quale noi ragazzi di terza abbiamo partecipato. Il meeting si è svolto il 10 dicembre 2002 al palazzetto dello sport di Firenze ed aveva come titolo “Oro blu: l’acqua è di tutti”. Sono intervenuti molti rappresentanti di diversi stati dove il problema della mancanza di acqua è particolarmente grave e ci sono stati interventi anche sulla situazione italiana riguardo questo problema. Questo meeting ci ha sicuramente aperto gli occhi di fronte a questa grave crisi che si sta facendo strada un po’ in tutte le parti del mondo. Giulia Sati 3°B
MI chiamo Sandu Mihai Cristian e sono nato a Iorgoviste – Romania, il 17 Luglio1988. Vivo in Italia dal 1994. Ho studiato qui a partire dalla 1° elementare ed abito a Reggello dalla 1° media. Mi piace tanto l’Italia, la sua natura, le sue città. Ho visto tante volte Firenze, e posso dire di essermene innamorato. Storia, cultura, arte e moderno sono così ben amalgamati che, cercando il soggetto per scrivere qualcosa di bello non ho potuto fare a meno di pensare a questa città. La mia poesia è un mio modesto omaggio a Firenze. Spero che vi piaccia.
Gita al museo archeologico di Fiesole
Le classi 1B e 1D, il 29 marzo sono state al museo archeologico di Fiesole. Fiesole si trova su una collina nei pressi di Firenze. Appena siamo arrivati abbiamo visitato l’area archeologica all’aperto. Il teatro romano, prima tappa della visita, è stato costruito nel I secolo A. C. e viene tuttora utilizzato per spettacoli teatrali. È costituito da cinque parti: il corridoio che circondava la parte più alta, le gradinate dove si sedeva il pubblico, lo “spiazzo” dove stavano l’orchestra e le danzatrici, il palcoscenico dove recitavano gli attori e il sipario (mobile).
La terza tappa è costituita dalle terme, anch’esse formate da più parti: la piscina per i bambini in cui essi imparavano a nuotare, per gli adulti, gli spogliatoi, il frigidarium, il calidarium e il tepidarium. Il calidarium è un locale al chiuso che veniva riscaldato da del vapore che passava sotto di esso.
Ci è piaciuta molto l’idea di fare un laboratorio didattico, dove i visitatori possono analizzare dei reperti autentici e ricevere qualunque risposta che faccia parte dell’archeologia. Naturalmente sono piaciuti anche i siti archeologici all’aperto, anche se non sono rimasti molto intatti. Giulia Grassi e Beatrice Nincheri Prima D | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||