Istituto Comprensivo Statale di Reggello

       Scuola dell'Infanzia, Scuola Primaria & Scuola Secondaria di 1°grado.

  Sc.Media "M.Guerri" Sc.primaria CASCIA Sc. primaria LECCIO Sc.primaria REGGELLO Sc.primaria VAGGIO Sc.infanzia CANCELLI Sc.infanzia CASCIA Sc.infanzia CETINA Sc.infanzia LECCIO Sc.infanzia VAGGIO Sc.infanzia TOSI

         Ragazzi sul Web


                                       Home Segreteria Plessi Docenti Genitori e Scuola Ragazzi sul Web News

                 

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w.w.w.leonardo-lets.net Questo sito permette di consultare materiali in lingua inglese, francese e tedesco utilizzabili sia dai docenti che dagli alunni. Per informazioni inerenti l'accesso (username e password) rivolgersi alla professoressa Fabbrini.

   
  Progetto ZOOM
   
 Il progetto ZOOM FOTOGRAFIAMO IL PAESAGGIO è un progetto didattico indirizzato alle classi di seconda e terza media svolto dal Museo Masaccio in collaborazione con l’Istituto comprensivo di Reggello e con i contributi della Regione Toscana e del Comune di Reggello. Si tratta di un progetto sul paesaggio storico che si è posto come obiettivo quello di avviare i ragazzi alla conoscenza dei luoghi in cui vivono per poterli educare ad una corretta ed oculata fruizione del paesaggio. Le varie attività didattiche proposte, teoriche e pratiche, hanno stimolato i ragazzi  a prendere consapevolezza del paesaggio come risultato di stratificazioni storiche e a valutare criticamente le situazioni di abbandono e di degrado che sono state rilevate. L'esito della ricerca è stato riversato in uno strumento fruibile online; una cartografia interattiva (webGIS) dove è possibile percorrere virtualmente quattro itinerari nel territorio di Reggello, zoomare nei punti d'interesse e visualizzare le schede con foto e informazioni sui luoghi indagati.  
 
In seguito dell'ottima riuscita del progetto è stato realizzato un portale dedicato che comprende tutto il materiale raccolto. Il portale include la cartografia interattiva (webGIS), il sistema di schedatura, una galleria fotografica con oltre 1000 foto e alcuni articoli che descrivono le vari fasi di lavoro.
L'indirizzo del portale: http://www.opengeo.eu/zoom/  

 

Membri del Consiglio dei Ragazzi
 
Prot. n° 5504/ A16a                                                                                                    Reggello, 25/10/2010
 
IL  DIRIGENTE  SCOLASTICO
VISTI                   i verbali relativi alla elezione dei membri del Consiglio dei Ragazzi del 18–19 Ottobre 2010 classi 4^-5^ Scuola Primaria e classi 1^-2^-3^ Scuola Secondaria di 1° Grado “M. Guerri”;
CONSIDERATO    che avverso i risultati delle elezioni non sono stati prodotti ricorsi nei cinque giorni successivi alla proclamazione degli eletti;
D E C R E T A
per l’anno scolastico 2010/2011 membri del Consiglio dei Ragazzi i seguenti alunni:
 
Classi 4^ Scuola Primaria

Plesso

Classe

1° Rappresentante del Consiglio dei Ragazzi 2° Rappresentante del Consiglio dei Ragazzi
REGGELLO
4^A
4^B
ROSSI  Sara
AIELLO  Marco
VESTRI  Cristian
SALDARELLI  Margherita
CASCIA

4^A

SENZAMICI  Gian Marco

MARZIALI  Duccio

LECCIO

4^A

CIVARO  Chiara

BERTI  Amanda

VAGGIO

4^A

MORGAGNI  Swami

SIMONI  Matteo

 
Classi 5^ Scuola Primaria

Plesso

Classe

1° Rappresentante del Consiglio dei Ragazzi

2° Rappresentante del Consiglio dei Ragazzi

REGGELLO
5^A
5^B
ERMINI  Sofia
GALLETTI  Alberto
GIUNTI   Edoardo
CARDI  Giulia
CASCIA

5^A

MANNELLI  Eva

TORRICELLI  Alessio

LECCIO

5^A

TATINI  Giulia

FANTECHI  Lorenzo

VAGGIO

5^A

CARBONE  Giulia

ERMINI  Letizia

 
Classi 1^-2^-3^ – Scuola Secondaria di 1° Grado

Plesso

Classe

1° Rappresentante del Consiglio dei Ragazzi 2° Rappresentante del Consiglio dei Ragazzi
“M. GUERRI”

1^A

TOZZI  Alessandro CALUSSI  Duccio

2^A

BARBERI  Rachele SALVIETTI  Sara

3^A

TUCCI Umberto CHIAPPINI Giorgia

1^B

AIELLO  Tommaso FOCARDI  Greta

2^B

CAPANNI  Giulia FAUSTINO  Lorenzo

3^B

PANDOLFI  Gian  Maria POGGI  Elisa

1^C

LUCARINI  Matteo PROSPERI  Rebecca

2^C

ROMANELLI  Tommaso RENZI  Emily

3^C

LANAIA  Riccardo PRUNETI  Gabriele

1^D

PELLEGRINI  Jasmine NOCENTINI  Linda
 

2^D

CHIARI  Emma MAGNI  Eros
 

3^D

CESERI  Matteo FOCARDI  Edoardo
 

1^E

FERRATI  Caterina CARBONE Manuel
Il nuovo Consiglio dei Ragazzi si riunirà il giorno 27 Ottobre 2010 c/o i locali della Scuola Secondaria di 1° Grado “M. Guerri”  dalle  ore  10,15  alle  ore  11,45 con il seguente O.d.G.
-          Elezione della Giunta;
-          Elezione del Presidente.
Il  Dirigente  Scolastico
(Dott.ssa Vilma Natali)

 

                                                                                                                                                              

 
Giunta del Consiglio dei Ragazzi
 
Prot. n° 5611/ A16a       Reggello,  28  ottobre 2010
 
IL  DIRIGENTE  SCOLASTICO
 
VISTI   i risultati delle elezioni effettuate nell’a.s. 2010/2011
VISTI   i verbali relativi alla elezione dei membri del Consiglio dei Ragazzi del 18–19 Ottobre 2010 classi  4^-5^ Scuola Primaria e  tutte le classi Scuola Secondaria di 1° Grado “M. Guerri”;
VISTI   i verbali relativi alla elezione dei membri della Giunta del Consiglio dei Ragazzi del 27 ottobre 2010
ACCERTATA    la validità delle elezioni medesime;
 
DECRETA
 
Per l’anno scolastico 2010/2011 membri della Giunta del Consiglio dei Ragazzi i seguenti alunni:
 
Plesso Classe Rappresentante
Primaria  Reggello 4^B saldarelli  margerita
Primaria  Reggello 5^A giunti  edoardo
Primaria  Cascia 4^A marziali  duccio
Primaria  Leccio 5^A tanini  giulia
Primaria  Vaggio 5^A carbone  giulia
Scuola Secondaria di I° Grado “M. GUERRI” 1^A tozzi  alessandro
Scuola Secondaria di I° Grado “M. GUERRI” 1^B focardi  greta
Scuola Secondaria di I° Grado “M. GUERRI” 2^B capanni  giulia
Scuola Secondaria di I° Grado “M. GUERRI” 2^C renzi  emily
Scuola Secondaria di I° Grado “M. GUERRI” 3^B pandolfi gian maria
Scuola Secondaria di I° Grado “M. GUERRI” 3^C lanaia  riccardo
 
                                                                                                                                                                Il  Dirigente  Scolastico
                                                                                                                                                                 (Dott.ssa Vilma Natali)

                                                                                                                                                              

 
Presidente del  Consiglio dei Ragazzi
 
Prot. n° 5612/A16a                                           Reggello, 28/10/2010
 
IL  DIRIGENTE  SCOLASTICO
 
VISTI   i risultati delle elezioni effettuate nell’a.s. 2010/2011
VISTI   i risultati delle elezioni dei membri del Consiglio dei Ragazzi del 18 - 19 Ottobre 2010 classi  4^ e 5^ della  Scuola Primaria e tutte le classi della  Scuola Secondaria di 1° Grado “M. Guerri”;
VISTI   i risultati dell’elezione dei membri della Giunta del Consiglio dei Ragazzi                            del 27 Ottobre 2010;
VISTO  il verbale relative all’elezione del Presidente del Consiglio dei Ragazzi per l’a.s. 2010/2011 del 27 Ottobre 2010;
ACCERTATA    la validità delle elezioni medesime;
 
DECRETA
 
Per l’anno scolastico 2010/2011 quale Presidente del  Consiglio dei Ragazzi l’alunno:
 
LANAIA  RICCARDO    Scuola Secondaria di I° Grado “M. GUERRI”                   3^C
 
 
                                                                                                                                                       Il  Dirigente  Scolastico
                                                                                                                                                       (Dott.ssa Vilma Natali)

 

                                                                                                                                                              

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Giornalino online dell'Istituto Comprensivo di Reggello

Scuola materna Scuola elementare scuola media

 

Indice scuola materna

 

 

 

indice scuola elementare

La neve (Elementare di Reggello)

Raccontini (Elementare di Reggello)

 

La neve (Elementare di Reggello)

 LA   NEVE

 Tanti paracadutini bianchi,
 piccoli,  leggeri,
capini di seppioline,
petali di fiore di pesco che cadono,
 formaggio grattugiato,
pezzetti di carta tagliata,
questa è la neve.
La neve è morbida come un maglione,
come tanta panna montata.
     Andrea Laterza  (3B)

 

 LA MIA AMICA NEVE

 Le  nevi sono le lacrime delle stelle
che, quando si posano,
sembrano un velo bianco,
che respira il dolce vento
e dà gioia e allegria.
              Alberto  Benedetti  (3A)

  

CARA NEVE
 Sei bianca come la luna,
brilli ai raggi del sole
come stelle, nel cielo blu.
Sei fredda come gocce di rugiada
appena caduta,
sei fresca come i bambini la mattina.
Ti posi sui camini,
ti sciogli,
spegni le fiamme
e così la tua giornata si chiude.
                   Elena Nustrini  (3A)

 

 UNA GIORNATA BIANCA
 La neve è la polvere delle ali degli angeli,
è una stella morbida e bianca,
è una soffice piuma che cade sui prati,
è una nuvola sparsa sul mondo,
giocosa e bianca.
E’ il manto di un orso polare,
sono tanti fiocchi di cotone
bianchi e piccoli,
tanti piccoli pop-corn,
petali di margherite,
palline di tempera bianca
E’ una dolce sabbiolina,
tenera e morbida.
                    Eros Burimi  (3B)

 

UNA GIORNATA BRILLANTE

 La neve è un manto cremoso,
che riposa lieve sui prati,
e imbianca ogni posto, facendolo diventare
una nuvola.
La neve è la farina appena formata,
che vola lievemente.
I  fiocchi di neve sono dei piccoli cristalli,
che brillano al sorgere delle stelle.
Sono dei confetti
che a mangiarli si sciolgono in bocca.
                          Stefano  Bagnai  (3B)

 

“LA NEVE

 ( lavoro collettivo: 3A)

Indifesa                             
come una goccia di rugiada ,
candida
come un ricamo,
 soffice
come panna montata,
fresca e armoniosa
come i bambini la mattina,
buffa
come un pagliaccio,
è la neve.
 
Petali di margherite,
piccole perle,
gocce di diamante,
batuffoli di cotone,
chicchi di zucchero,
cadono dal cielo.
 
Sono le lacrime delle stelle?
Sono orsetti bianchi,
che giocano con i bambini.
 
Respira la neve
un dolce vento di allegria
e porta sorrisi su tutti i visi.
 
Si distende sui raggi del sole
come nuvole bianche,
brillando come le stelle,
ma si scioglie
posandosi sui cammini accesi.
 
Io, felice,
la guardo dalla finestra,
al calduccio del fuoco.
 
                        I BAMBINI DELLA 3° A
 
 
LA NEVE
  (lavoro collettivo 3B)
 
Soffice
come la coda di un coniglio
bianca
come la schiuma
giocosa
come una nuvola,
è la neve.
 
Ci sono tante lucine,
tante stelline,
bianchi petali di fiore,
nel cielo:
sono fiocchi di neve
che cadono,
teneri e morbidi,
piume di gabbiano,
chicchi di riso,
forme di carta.
 
Si distende la neve
come una coperta di vaniglia,
è zucchero filato,
è la polvere delle ali delle farfalle.
 
La neve brilla
come i diamanti,
luccica come l ‘ ala di un angelo,
si posa sulla mia mano
come una lacrima leggera,
ma si scioglie al sole,
come sapone nell’acqua.
                             I BAMBINI DI 3B

 

PEZZI  DI NUVOLA

La neve cade
come pezzi di nuvola dal cielo .
Con il suo manto bianco e argentato
ricopre tutto.
Mi sembra che brillino tanti diamanti
quando la vedo.
Ci sono pelli di orsi polari
ora  sul terreno.
Ogni contadino non trova più
il suo coniglio bianco.
Quando arriva il solleone
lei si scioglie senza esitazione
e il ghiaccio tanto amato
sparisce dal creato.
Così l’inverno se ne va
e lascia spazio
alla primavera che arriverà.
La neve mi piace tanto
perché si va a sciare ogni tanto
 
                                        Enrico Lanaia  (3B)

 

 Raccontini
IL  MIO  UCCELLINO CIPI’

Cipì ha il becco rosso e le zampine gialle e rosse; ha la punta delle ali piena di puntini neri e bianchi. IL sopra delle ali ha un colorino un po’ nero e un po’ grigio; ha le guancette marroni e la coda bianca nera e grigia. Gli artigli sono marroncini, gli occhi sono neri, il corpo bianco. Se lo tocchi senti che è liscissimo. L’odore di Cipì è quello del suo cibo preferito: carote, insalata, mela. Cipì è un po’ agitatino, però è molto intelligente. Si  muove velocemente e se lo chiami si gira di scatto.

Cipi’ è un gran giocherellone, si muove nella sabbia e poi va nel mangiare.Vive in una gabbia, dove c’è anche una casetta di legno, con dentro un po’ di cotone.

Io a Cipì voglio molto, molto bene.

                                                 Eros Burimi (3B)

 

 

I MIEI PESCIOLINI

 

I miei pesciolini si chiamano Oreste e Gonzalo.

Oreste è più piccolo e magro di Gonzalo; sono tutti e due di colore arancione e rosso.

Quando cambio loro l ‘ acqua sento che sono viscidi, non hanno odore.

Si muovono sempre a cerchio e a volte si scatenano un po’; quando dò  loro il cibo, Gonzalo sale a galla per mangiare, invece Oreste aspetta che il cibo cada giù, perché se Gonzalo lo vede mangiare si arrabbia e lo manda via.

I due pesciolini girano nella boccia e a volte mi fanno le finte, fanno i morti, ma io batto la mano alla boccia e loro si impauriscono e si muovono. Voglio tanto bene ai miei pesci.

 Diana Materassi  (3A)

 

 

IL MIO CANE

 

Io ho un cane, un levriero afgano, di nome Hatuey; è molto grosso e il suo muso è abbastanza lungo. Ha la coda beige, con una macchia nera sulla punta. I suoi orecchi sono lunghi, biondi e castani,; davanti al viso ha due ciuffi lunghi, che coprono un po’ i bordi degli occhi. Ha le zampe lunghe e molto agili. Quando sente un suono mugola e poi abbaia. Se lo tocco sento che il suo pelo è liscio e morbido.

Hatuey corre molto velocemente e non si stanca facilmente; quando cammina ha un’andatura molto elegante. La mattina, quando si sveglia, viene in camera mia e salta sul letto; la sera invece salta sul divano e poi si mette sdraiato sulla poltrona. E’ molto agitato e intelligente e per lui provo felicità e dolcezza.

                                                                 (Camilla Nocentini 3A)

 

UN SOGNO QUASI AVVERATO

Un giorno, dopo la scuola, la mamma è venuta a prendermi e siamo andate  a Pontifogno, per vedere se, quella che quando la mia mamma era più piccola si chiamava “ la piscina”, fosse ghiacciata. Come la mamma immaginava, la piscina era quasi tutta ghiacciata. Io ero veramente stupita, perché non sapevo che la vecchia piscina del paese  fosse formata proprio dal torrente, da cui passavo tante volte.

La cascata era quasi tutta ghiacciata e il ghiaccio impediva all’acqua di cadere. Intorno ai massi c’era molto ghiaccio crettato e pezzi di ghiaccio che vagavano per l’acqua. Sotto la cascata c’era un masso molto grande: io, quando l’ho visto, ho pensato subito a Willy, l’orca gonfiabile di gomma che mettiamo sotto la doccia fredda in giardino.

Arrivate a casa della nonna, le abbiamo raccontato dove eravamo state e lei ci ha detto: - A proposito della vecchia piscina! Lo sapete che la vogliono riaprire?-

Io e la mamma siamo state felicissime, perché era il nostro sogno di quel momento.

                                                             Diana Materassi (3A)

 

LA FORMICA E IL RAGNO

C’era una volta una formica che non aveva amici. Nessuno aveva il coraggio di guardarla, perché era troppo  brutta; viveva su un pino, dove nessuno potesse vederla. Quando voleva andare nel formicaio, si metteva un cappuccio in testa. Un giorno partì e, lungo il cammino incontrò un enorme tigre, ma riuscì a scappare perchè era molto piccola. Arrivò ad un fiumiciattolo, però non poteva superarlo nuotando; vicino alla formica c’era un bastone molto, ma molto lungo ed oltrepassò il fiume lungo il bastone.

Dopo un altro po’ incontrò  un ragno. Dall’ aspetto sembrava molto intelligente. Il ragno la volle cacciare via, perchè  non si fidava degli sconosciuti. Allora la formica proseguì il suo cammino, incontrò un altro fiumiciattolo. Però accanto a lei non c’era un rametto; allora tornò indietro. Il ragno voleva sapere perché la formica era sempre triste. Questa  gli raccontò la sua storia. Il ragno seguì la formica e fece una ragnatela da una sponda all’altra. La formica ringraziò il ragno e si mise in cammino, mentre il ragno tornò a casa sua.

Dopo la formica vide davanti a sé un enorme castello, con una porta gigantesca.

Entrò in una  stanza e vide una strega malvagia; la formica tornò indietro e chiamò  il  ragno. Questo seguì  la  formica fino al castello .

La strega disse: - Se qualcuno  metterà una ragnatela io morirò, se bevo la pozione.-

La formica, siccome aveva l’orecchio lungo,  sentì tutto e disse:- Ho un piano.- Il ragno si arrampicò  fino alla terra. e mise dentro la pentola la ragnatela. La strega bevve la pozione e dopo un minuto morì. La formica  e il ragno  vissero felici e contenti.

                                                                    Mattia Faustino (3b)

 

IL MIO GATTO

Il mio gatto si chiama Mosè . Ha il pelo tigrato e se lo tocco è un po’ ruvido. Alcune volte tiene la coda a candela e ciò significa che è felice; emette miagolando un verso un po’ assordante, ha un odore un po’ sgradevole . Mosè ha l’abitudine di saltarmi addosso ; lui mangerebbe tutto il giorno. Mosè sta in casa con me, certe volte anche a dormire, ma altre lo metto fuori ,a dormire. Il mio gatto è: dolce, buono, birichino.

Io voglio tanto bene al mio gatto.

                                                                 Carlotta Ferrati  (3a)

 

IL  LIBRO  E  IL  PALLONE

Erano dei giorni d’estate :Marco si divertiva a giocare in giardino a pallone con i suoi amici. Un giorno Marco tirò una forte pallonata alla finestra di una misteriosa casetta tutta di legno.

 Marco e i suoi amici si avvicinarono cautamente alla casetta, aprirono la porta e…… era una libreria! Entrarono sempre cautamente e Marco prese un libro, provò ad aprirlo,  ma proprio in quel momento il libro fece: - Ohi! - Tutti si spaventarono;  Marco provò ancora ad aprirlo ma il libro fece ancora: -Ohi! Mi hai fatto male! Se mi prendi da dove il mio amico pallone mi ha colpito, mi stropicci tutto.

Proprio in quel momento il pallone saltò sul tavolo e disse: - Io non sono il tuo amico pallone due si misero a litigare, ma poi smisero. I bambini  incollarono le pagine al libro e gonfiarono il pallone. Il libro e il pallone diventarono ottimi amici. Il libro non fece loro sbagliare una lettura e il pallone non fece loro sbagliare una partita.

 Alla fine dell’estate il pallone leggeva come un professore e batteva tutti a calcio , anche quelli più grandi di lui. Era contento di aver trovato nuovi amici utili.

 

                                                                       Elena Nustrini (3a)

 

UNA DISAVVENTURA FINITA BENE

Venerdì scorso, di mattina, mentre ero a casa, stavo per andare a scuola accompagnata dalla mamma. Appena partite, ci siamo accorte che non c’era più la Diana che è la mia canina e di solito viene a farci le feste.

Siamo tornati indietro, l’abbiamo chiamata ma, visto che non c’era, siamo andate a cercarla in paese, ma non l’abbiamo trovata.

Siamo ritornate a casa per cercarla meglio nel giardino. Mi sono avvicinata al marciapiede che sta facendo il mio babbo. In quel momento, mi sono accorta che c’erano delle impronte  fresche di Diana; seguendole ho visto che andavano a finire in una specie di tunnel tra terra e marciapiede ;ho guardato dentro: c’era Diana !Era ferma e mi guardava , ed io credevo che non ci fosse aria e ero disperata.

Io e la mamma abbiamo chiamato il mio babbo; quando è arrivato ha rotto un pezzo di marciapiede e ha aiutato la Diana ad uscire. Prima che uscisse ero preoccupata e triste, quando è uscita mi  sono sentita felice e tranquilla.

                                                                                                                                                     Ginevra Chiari (3B)

 

    LA FARFALLA E IL FIORE

C’era una volta, in un grande prato, un albero di nome Grande Quercia.

Vicino alle sue radici viveva un fiore di nome rosa, amica della Grande Quercia.

Rosa era molto vanitosa e quando vide passare una farfalla dalle ali dorate, senza sapere che erano ali, Rosa, sgarbata le disse:- Che fiore strano che sei, quei petali dorati che ti fanno volare sono proprio brutti !-. Invece non era così.

Grande Quercia aveva sentito tutto e per far capire a Rosa che gli amici servono a qualche cosa e che la sua amica poteva essere la farfalla dorata di nome Trilli, una sera ordinò agli gnomi della foresta, che dovevano fare finta di raccoglierla, a mezzogiorno, quando Trilli sarebbe passata di lì; visto che era gentile, l’avrebbe aiutata. Andò tutto liscio come l’olio. Rosa divenne meno vanitosa e amica di Trilli.

Ogni notte Trilli dormiva tra i petali di Rosa, perché faceva freddo.

                                                                                                                                                    Elena (3a)

 

indice scuola media

"Caccia alla notizia" -a.s.2010/11
          giornalino n°2
Gita al museo archeologico di Fiesole

 

“Sarà Banda” di Reggello unica italiana al meeting europeo Yamaha.
 
    E’ di Reggello l’unica formazione bandistica italiana chiamata a rappresentare l’Italia al meeting europeo della Yamaha a Bad Soden, vicino a Francoforte, in svolgimento fino al 4 giugno.
     La banda, “Sarà Banda”, è nata  nel 2004 dalla collaborazione tra  l’Istituto comprensivo di Reggello, la filiale italiana della Yamaha ( l’azienda giapponese leader mondiale nella produzione di strumenti musicali) e il negozio Onerati di Firenze.
Formata da 50 ragazzi e ragazze della scuola media reggellese che iniziano a suonare già  dalle prime classi, è essenzialmente composta da strumenti a fiato: clarinetto, tromba, trombone, eufonio, flicorno, flauto traverso e sax,  con l’aggiunta di percussioni, batteria e basso elettronico. Le prove si svolgono sia la mattina che il pomeriggio, nel laboratorio musicale della scuola media Guerri di Reggello. Una volta usciti dalle medie, i ragazzi possono continuare a coltivare la loro passione per la musica suonando insieme nell’Orchestra giovanile che la scuola di Reggello gestisce insieme all’associazione musicale Giovanni da Cascia.
     Quello di Bad Soden è l’ottavo appuntamento di rilievo a cui SaraBanda prenderà parte, dopo i concerti di Rossdorf ( Germania) e Sanremo nel  2006, Cannes e Voesendorf (Austria) nel 2007, Tzebinja (Polonia) nel 2008, Firenze nel 2009 e Brescia  nel febbraio scorso.
                                                                                                                                                  da agenzia ANSA 1 e 3 giugno
                                                                                                                                              e  “Toscana oggi “ del 6 giugno 2010.

    In nome del ricordo.

La classe 3^C in occasione delle giornate della Memoria e del Ricordo (27 gennaioe 10 febbraio) celebrate insieme il giorno 6 febbraio 2010, davanti alle autorità comunali e ad alcuni reduci, ha presentato la seguente serie di riflessioni: 

 Venerdì 5 febbraio 2010 le classi terze della scuola media di Reggello si sono recate alla Filarmonica, con lo scopo di ricordare, attraverso l’esposizione di pensieri ed emozioni, due fatti che sessanta anni fa

sconvolsero il mondo: le orribili tragedie della shoah (olocausto) e delle foibe. Per chiarire meglio quanto fosse successo in questi episodi, siamo stati “aiutati” da due membri dell’Associazione Dell’Orsa: Simona Gonnelli e Maria Italia Lanzarini che hanno letto in prima persona alcune testimonianze di sopravvissuti, rendendole così più realistiche. Il comune di Reggello ha deciso di commemorare i due eventi, Foibe e Shoah, in un unico giorno perché, anche se le cause e le circostanze dei due disastri sono stati sicuramente

diversi, possiamo dire che hanno portato alle stesse conclusioni: sofferenza, morte, angoscia e distruzione. Questi due fatti non sono avvenuti negli stessi anni ma hanno portato ugualmente ad una strage di persone innocenti, solo perché ritenute “diverse”. Questo progetto è iniziato con alcuni accordi tra l’Associazione Dell’Orsa e la scuola media di Reggello, incaricata di presentare  pensieri e riflessioni riguardanti gli argomenti della shoah e delle foibe. La nostra classe, la 3C,ha avuto l’incarico di realizzare una breve presentazione, seguita da pensieri elaborati da noi alunni. Ad ognuno di noi è stato assegnato un compito ben preciso:c’era chi doveva scrivere o leggere commenti o chi doveva leggere poesie. Per compiere tutto ciò ci sono stati molto utili i consigli delle due componenti dell’Associazione Dell’Orsa. Arrivati alla Filarmonica le classi terze si sono sedute sia sulle apposite sedie sia per terra,per dare all’incontro un carattere meno formale. Dopo un primo discorso delle autorità comunali,Simona e Maria Italia,poste in zone diverse della sala, hanno iniziato a leggere due storie parallele: una testimoniava la vita dura nei campi di sterminio,l’altra la difficile situazione di una ragazza nelle zone delle foibe. In seguito, noi ragazzi della 3C abbiamo letto le nostre riflessioni,i nostri pensieri, preceduti da un’introduzione sui lager,sulla shoah e sulle foibe. Ognuno di noi, dopo averlo letto, attaccava il proprio pensiero su un cartellone posto ai lati della sala. Dopo di noi, altri ragazzi della 3A e della 3B hanno esposto i loro pensieri sotto forma di poesie e recitazioni. Durante l’incontro la preside e le autorità comunali sono rimaste colpite dall’ intensa mattinata passata insieme perché, ciò che avevamo realizzato, era frutto di pensieri profondi e sinceri di noi ragazzi. Ed è stata proprio la preside a complimentarsi direttamente con noi, invitandoci a raccogliere quanto prodotto, per mantenerne il ricordo ed anche per un’ eventuale pubblicazione. Siamo stati infine spinti a portare avanti questi ideali perché le generazioni future non dimentichino mai e non succedano più errori simili.  

 

una strage: LA SHOAH.

Shoah è un parola che in ebraico significa catastrofe,distruzione e viene usata per indicare lo sterminio di oltre 6 milioni di ebrei, compiuto dai nazisti.
Nella Germania di Hitler,l’antisemitismo era un movimento ideologico di ostilità contro gli ebrei basato su presunte motivazione,ora nazionalistiche,ora razziali, ora religiose,ora economiche. Lo sterminio avvenne nei campi di concentramento,i cosiddetti lager.       
                                                       (Alice Nocentini)
 
Inizialmente i lager furono dei campi di lavoro per gli oppositori politici al nazismo. Con il passare del tempo si trasformarono in veri e propri campi di sterminio in cui 6 milioni di ebrei furono sterminati,ma insieme a loro furono uccisi anche andicappati,malati di mente,omosessuali e zingari. Dopo l’arrivo al campo le persone venivano smistate e i più deboli andavano subito alle camere a gas,mentre i più forti venivano usati per i lavori più duri e più umilianti.                                           
                                                          (Ivan Gonnelli)
 
Tante domande mi sono posto e la più importante,
che mi rimbomba in testa, è questa:”Se ci fossi stato  io, cosa sarebbe successo?”Io mi ritengo fortunato per non essere stato al loro posto. Ognuno di noi si dovrebbe porre questa domanda, per non dimenticare quell’ orrore.                                      
                                                          (Victor Baracci)
  
Noi non sappiamo cosa siano stati veramente quel dolore,quella stanchezza,quel sentirsi umiliati,quel non poter vivere da uomini,non valere nulla, quell’ essere trattati come bestie.
                                                   (Alessandra Cardelli)
 
Io credo che sia difficile perdonare un  male così assoluto. Qualcuno lo fa,io non potrei,non potrei perdonare un orrore così macabro.    
                                                       (Francesco Zippo)
 
Il diritto alla vita è uno dei diritti e principi fondamentali di tutte le democrazie e religioni e negarlo, è la cosa più bestiale che un uomo possa fare. Come dice Madre Teresa nel suo inno alla Vita :”La vita è la vita,difendila”                                 
                                                       (Emanuele Cioffo)
 
Ci sono state cose che ho letto e che mi sono rimaste impresse nella mente. Incancellabili. Tutte torture ingiustificate,solo perché ci crediamo superiori agli altri. A questo serve ricordare,per non commettere gli stessi atroci errori e per non ricadere mai più nella tela.                                      
                                                         (Viviana Ragnini)
 
Ma può un uomo decidere la vita o la morte di un altro essere umano? No, non può. Perchè in ogni legge,in ogni costituzione,in ogni democrazia e persino nella maggior parte delle religioni,il diritto alla vita occupa il primo posto. La vita è per tutti. Indipendentemente dal colore della pelle o dall’accento della voce.
                                                        (Sara Bencivenni)
 
Solo una persona senza cuore può compiere gesti così cattivi nei confronti degli altri, perché ogni essere vivente ha il diritto di vivere la propria vita.
                                                 (Eleonora Parentelli)
 
 L’uomo deve imparare dai propri errori,quindi noi dobbiamo mantenere vivo questo fatto e non dimenticarlo mai.
                                                       (Irene Ballantini)
 
 Io non riesco proprio a capire e anche se ho provato mille volte a trovare una risposta, nessuna mi sembrava giusta, forse perché non c’è motivo al mondo che mi faccia capire la ragione di quello che hanno fatto.
                                                   (Irene Ballantini)
 
 Ogni uomo,ogni giorno,dovrebbe cercare di essere più tollerante e disponibile verso chi sembra diverso da noi,ma non per questo meno degno di attenzione;  questo,può contribuire a tenere lontano quel brutto mostro chiamato “razzismo”nel rispetto di tutti coloro che a causa sua sono morti ingiustamente.
                                                       (Alice Nocentini)
 
Io penso spesso alle povere persone che lavoravano tutto il giorno nei Lager e poi venivano ammazzate nelle camere a gas ed eliminate nei forni crematori e a volte, mi domando:” Se ci fossi stato io, cosa mi sarebbe capitato?Forse sarei già morto?E quanto avrei sofferto?”
                                                     (Gabriel Camilletti)
 Tutte le persone erano come noi...
Avrebbero dovuto vivere la loro vita giorno dopo giorno,ognuno di loro possedeva sogni come noi…Potevano essere ciò che volevano,ma gli è stata tolta la libertà,anzi la vita…E ogni volta che penso a questo, mi rattristo e mi rendo conto di quanto io, sia stata fortunata.
                                                              (Diana Gurau)
 
Secondo me è fondamentale conservare le testimonianze di persone che hanno subito le follie di Hitler o che sono state,per un qualche periodo, in un campo di concentramento e ne sono uscite vive.
                                                       (Neva Leoncini)
 
I lager erano dei campi di concentramento in cui venivano trasportati uomini,donne e bambini con un treno e,una volta arrivati,gli ebrei venivano sterminati,alcuni subito,altri dopo terribili sofferenze e umiliazioni.
                                                    (Michele Mancino)
 
 All’ingresso dei lager c’era una grande scritta “Il lavoro rende liberi”,che sta a prendere in giro gli ebrei  perché, in realtà, l’unica libertà passa dal camino del forno crematorio.
                                                           (Giulio Falsini)
 
  
             Nuovamente morte:                       
                        LE FOIBE                                               
                           
La foiba è un tipo di inghiottitoio naturale, dalle elevate dimensioni. Il termine deriva dal latino
“fovea”fossa o cava. Si tratta di voragini originate dall’erosione calcarea, che prendono la forma di imbuto rovesciato e possono raggiungere la profondità di 200 m.
Le foibe sono simili alle doline carsiche,presenti nella regione del Carso,condivisa da Italia, Slovenia e Croazia. Se ne contano più di 1700 solo in Istria.
Le foibe furono utilizzate dopo la seconda guerra mondiale e più precisamente nel Settembre 1943 e nel maggio-giugno 1945. Il motivo che spinse il maresciallo Tito,a capo dei partigiani slavi,a gettare migliaia di persone nelle foibe,fu l’aspirazione di inglobare quella terra nella Iugoslavia. Prima di essere gettate nelle foibe, le persone venivano legate ai polsi e alle caviglie con del filo di ferro e poi,dopo aver sparato al primo,cadevano tutti dentro la fossa. Molti non sopravvivevano all’impatto con il suolo,qualcuno ci riusciva,anche se per poco,perché comunque , si moriva di fame o di sete. Pochissimi i sopravvissuti.
                                                           (Andrea Iannò) 
 
Ho imparato la parola foiba che può insegnare tanto…
Non solo le atrocità e la vergogna che nascondeva          ma anche il fatto che la storia non deve essere ascoltata in modo passivo. 
                                                     (Willy Fossati)
 
Credo sia ingiusto,altrettanto offensivo,disumano quello che da poco sappiamo e,purtroppo, quello che ancora oggi non si sa. Le foibe. Già la parola mi mette angoscia. Mi mette paura.
Pensare a quante persone sono morte ingiustamente e a quante ne sono morte lì dentro,di fame,di sete… in un modo lento e doloroso. Senza via d’uscita lì, ad aspettare la morte. Mi fa paura,molta paura. Ma ne voglio parlare,ci voglio pensare,voglio stare male,perché ragazzi come me devono capire cos’è veramente successo e aiutare il futuro, perché non succeda più.      
                                                (Cardelli Alessandra)
                                               
Mi sento precipitare. Intorno a me il vuoto, il buio. Cado per centinaia di metri e imploro con tutta me stessa di vivere. Ma più mi avvicino al fondo di quell’orribile buca, più divento consapevole che laggiù mi aspetterà solo la morte. Allora spero che la mia fine sia breve e poco dolorosa. Più umana. Ma dentro di me so che una morte come quella, è tutto tranne che umana.
                                              (Bencivenni Sara)
 
Penso che gettare persone vive dentro le foibe sia stata una delle peggiori torture utilizzate per sterminare le povere genti. Se fossi stata al loro posto non so cosa avrei fatto, forse mi sarei lasciata morire, anzi avrei cercato un modo più veloce per farlo, per questo provo molta pena per le tante persone uccise.
                                                   (Parentelli Eleonora)
 
La cosa che mi fa più rabbrividire non è gettare i corpi nelle foibe, ma il pensarlo, l’architettare una simile strage. Sicuramente quelle  persone non avevano sentimenti umani,perché una persona normale neanche se le sogna, queste atrocità.
                                                   (Falsini Giulio)
 
Rileggendo e ascoltando queste riflessioni mi viene da pensare “Se fossi uno dei tanti uomini gettati nelle foibe?” Io avrei molta difficoltà a perdonare gli autori, anche se senza il perdono, non arriveremo mai alla pace.
                                                       ( Barnini Vieri )
 
Non ci sono parole per commentare come l’ “uomo” (se così si può definire), ancora, nel corso della storia abbia commesso tali orrori, atti così gravi. Incomprensibili. Disumani. E non possiamo non essere d’accordo quando leggiamo simili citazioni: “ foibe, tombe senza nomi e senza fiori, dove regna il silenzio dei vivi e dei morti.”
                                          ( Nocentini Alice)
 
Quelle profonde fosse infernali e i forni crematori che funzionavano 24 ore su 24 a ritmo ininterrotto, dove tutto veniva cancellato, perché tutto doveva rimanere sconosciuto, nel silenzio. Quel silenzio che noi dobbiamo rompere, per far si che tutti conoscano e che tutti riflettano, perché non possiamo rimanere indifferenti di fronte a questi terribili episodi. Non possiamo permettere che le generazioni future vivano ancora una tragedia simile, ma dobbiamo tramandare, per non cancellare e non rimanere nell’apatia , perché l’indifferenza è uno dei mali peggiori della nostra società. L’Europa di sessant’anni fa ha scelto di tacere, noi invece dobbiamo parlare!
                                       ( Nocentini Alberto )
 
 
          Tornare a riflettere
 
Nel dialetto friulano foiba significa fossa e indica il nome di grandi conche naturali chiuse, al fondo delle quali si apre un inghiottitoio profondo. Nel 1945 i militari jugoslavi, comandati dal generale Tito(comunista), vi  gettarono, per vendetta, molti italiani che vivevano in quei territori. Le vittime furono cittadini comuni,partigiani, fascisti, ritenuti  un ostacolo alla politica di Tito e inoltre, molti anti-comunisti sloveni e croati. Morirono circa  10.000 persone, le quali venivano fucilate sull’orlo delle cavità;alcuni prigionieri vi erano  gettati vivi, legati ad altri morti. Questo fatto terribile ci fa capire che nella storia sono esistite varie forme di dittatura,quella fascista e quella comunista ed entrambe hanno commesso gravissimi crimini di guerra, a causa dei quali sono morte troppe  persone innocenti. Questa notizia mi ha un po’ stupito, poiché sapevo molto di più sui campi di concentramento, ma molto meno sulle foibe.   
                                                   (Daniele Bonanni)
 
Tutti gli anni ricordiamo le tragedie della Shoah e delle Foibe per un unico giorno, senza neanche riflettere su quello che è veramente accaduto, per poi tornare alla nostra vita quotidiana. Forse perché non riusciamo neppure ad immaginarci quello che possano aver subito quelle normali persone che, per la maggior parte, erano innocenti. Uomini, donne e bambini venivano gettati in queste maledette fosse e lasciati per giorni senza acqua e senza cibo, sotto la pioggia e la neve, solo ad aspettare lentamente ed in silenzio, l’arrivo della morte certa. Ed in nome di tutte queste morti inutili, che alla fine non hanno portato assolutamente a niente, noi dobbiamo ricordare e tramandare alle generazioni che verranno quello che è veramente accaduto e non fermarsi solo al ricordo di un giorno.
                                                 (Alberto Nocentini)
 
Molte persone vennero gettate  ( alcune di esse ancora vive) dentro voragini naturali, disseminate sull’ altopiano del Carso, le cosiddette “foibe “.
Poi su questa tragedia cadde il silenzio.
                          
                                                        ( Diana Gurau)
Non dimentichiamoci ciò che è stato e ricordiamoci che siamo tutti esseri umani, con uguali diritti, ma con il preciso dovere di non giudicare, sottomettere o eliminare i nostri simili.
                                            (Alice Nocentini)
 
A differenza d’altri,mi immagino nella situazione di un partigiano, se fossi stata io al suo posto, cosa avrei fatto? Avrei avuto il coraggio di buttare un uomo come me, dentro una buca immensa, di cui non si vede neanche il fondo? Oppure avrei provato dolore, tristezza e rabbia? Perché, se avessi provato a cambiare il destino di quegli uomini, sarei morta anche io? È facile porsi tutte queste domande, quello che è difficile è darsi delle risposte.
                                                 (Alessia Berti)

     vedere ciò che è stato...   

             MAUTHASEN

16 aprile 2010
 
Sono appena arrivata a Mauthausen . Sto per vedere quello che è successo, non molto tempo fa.
Entro.
Qui sono morte migliaia di persone, innocenti.
Subito mi viene un flash-back.
Vedo persone che soffrono, che “combattono” per un pezzo di pane.
Incomincio a piangere.
Non voglio. Non voglio che mai più succeda questa cosa.
Mai più.                              
                                                        (Alice Bartalesi)
 
L impressione è stata toccante,strana. Anche dopo averne parlato a scuola, a casa, dopo aver sentito moltissime notizie, alla tv e sui  giornali, anche dopo tutto questo, quando abbiamo varcato quel cancello, l’ impatto è stato fortissimo: sembrava tutto così strano. Perché, nonostante il sole che splendeva alto nel cielo, l’ atmosfera era vuota, buia.  Possiamo permetterci di dimenticare? No,mai
                                              (Alessandra Cardelli)
 
Morte,distruzione,crudeltà,odio,tutte parole che, entrando a Mauthausen, perdono di valore: niente, secondo me può essere paragonato a ciò che è successo.
                                                       (Antonino Andrea)                                      
 
Mauthausen. Mi sentivo nel posto sbagliato.” Perché mi trovo qui?” Forse questa domanda se la sono posta tante altre persone, senza trovare una risposta. Mi sentivo i loro occhi addosso, sembrava che le loro anime fossero lì, a farmi da guida, in quel luogo di tortura e dolore.
Alla fine, solo una parola mi frullava in testa insistentemente: ricordo,ricordo,ricordo.
                                                                (Viviana Ragnini)
 
Oltrepassata quella soglia, anche il sole non ha avuto più il coraggio di illuminare. I nostri volti, volti di ragazzi che hanno tutto, si sono rigati di lacrime, lente, pesanti, sincere, colme di dolore. Non potevamo più ridere, al pensiero di tutte quelle vite spezzate. Vite di bambini che non sono potuti diventare uomini. Vite di uomini che non hanno potuto vedere crescere i loro angeli. Ed io posso solo ringraziare Dio, per avermi concesso di vivere e crescere ma , soprattutto, capire gli errori che l’uomo ha commesso.
                                                    (Sara Bencivenni)

 

La terza C mette in scena Primo Levi

In questo inizio di anno la nostra classe ha approfondito il tema dell’ Olocausto, ovvero lo sterminio del popolo ebreo durante la seconda guerra mondiale, e perciò abbiamo letto il libro di Primo Levi "Se questo è un uomo" da cui abbiamo tratto anche una drammatizzazione teatrale

"Se questo è un uomo" comincia con una poesia nella quale lo scrittore descrive contemporaneamente la giornata di un uomo libero e quella di un prigioniero in un campo di concentramento. Inizia rivolgendosi a tutti gli uomini liberi dicendo che loro, quando tornano a casa, trovano parenti, amici e cibo; mentre lui e tutti i prigionieri dei lager nazisti lavoravano incessantemente nel fango e a sera mangiavano solo un piccolo pezzo di pane.

Primo Levi conclude la poesia con delle frasi molto forti, che proprio per questo spingono a riflettere: nelle parole dello scrittore c’è un avvertimento rivolto agli uomini liberi, che fortunatamente non hanno vissuto l’Olocausto, affinchè raccontino ai loro figli quello che è successo nei campi di concentramento in modo che non possa ripetersi mai più.

La storia che Primo Levi ci racconta in "Se questo è un uomo", inizia il tredici dicembre 1943 quando viene catturato dalla milizia fascista e in seguito deportato ad Auschwitz, il cui nome è ricordato perché considerato il campo di sterminio dove furono uccise più persone. Appena arrivato a Auschwitz , lo scrittore viene rasato e messo in una baracca dove ci sono già molte altri prigionieri. Dopo tanti lavori faticosi,  dopo molte selezioni e dopo aver visto morire molti dei suoi compagni, Primo Levi viene assegnato al kommando chimico, ovvero un gruppo di specialisti che avevano alcuni privilegi perché non dovevano trasportare materiali pesanti. Primo Levi scrive che nell’agosto del 1944 cominciarono i bombardamenti sull’alta Slesia e che i russi si stavano avvicinando sempre più ma che i tedeschi facevano finta di non sapere cosa stesse succedendo e mostravano una totale indifferenza. Stranamente, l'avvicinamento delle truppe che avrebbero dovuto liberarli non suscita nei prigionieri felicità, perché il lavoro raddoppia e i nazisti si mostrano ancora più malvagi e sadici di quanto fossero prima.

Nell'ottobre del 1944 Primo Levi deve affrontare una nuova selezione da cui riesce nuovamente a salvarsi; successivamente lui e il suo amico Alberto riescono ad instaurare un traffico di "gamelle" all'interno del campo, dal quale ricavano pane extra per sopravvivere.

L’11 gennaio 1945 lo scrittore si ammala di scarlattina e finisce in infermeria; nel frattempo le truppe russe si stanno avvicinando pericolosamente e i tedeschi decidono di abbandonare il campo portandosi dietro i prigionieri in grado di viaggiare.

Primo Levi rimane ad Auschwitz (dove ormai non ci sono più tedeschi) con gli altri malati del campo; nei dieci giorni che trascorrono tra la ritirata dei tedeschi e l'arrivo dei russi, muoiono molti prigionieri tra i quali alcuni suoi amici.

Il libro si chiude con l'arrivo dell'esercito russo, mentre Primo Levi ed un suo amico francese sono a seppellire un loro compagno.

Secondo noi il libro termina con l'assenza di emozioni, per quanto riguarda la liberazione, proprio perché ad Auschwitz i tedeschi avevano trasformato i pochi sopravvissuti in persone che erano quasi incapaci di provare sentimenti ed erano come svuotate a causa delle enormi sofferenze fisiche e psicologiche patite quotidianamente.

Il 29 gennaio 2003 al teatro Excelsior di Reggello si è svolta la celebrazione della giornata della memoria; quest'anno è stata realizzata una lettura drammatizzata di "Se questo è un uomo", organizzata dal professore e regista R. Riviello, che ha condotto la nostra classe in questa ardua impresa, a detta di tutti i presenti, con successo, come ha confermato anche "La Nazione" in un articolo. Alla manifestazione erano presenti il Preside, il Sindaco di Reggello Sergio Benedetti, un rappresentante della comunità ebraica di Firenze che ha tenuto un breve discorso alla fine e ha risposto a tutte le domande che gli venivano fatte dagli alunni presenti .

In questa occasione il teatro Excelsior era al gran completo; entrando nella sala si notava subito la suggestiva scenografia realizzata sul palco e resa ancora più efficace dallo straordinario effetto delle luci. Infatti era di grande impatto la sagoma della locomotiva con la svastica che faceva da sfondo ad un campo di sterminio rappresentato dal filo spinato (posto in primo piano), da un mucchio di scarpe e da un cumulo di vestiti scuri attraversati da un sottile drappo rosso.

Questa per noi è stata un'esperienza estremamente positiva per l'originale modo con cui abbiamo condotto la lettura e l’interpretazione di "Se questo è un uomo", un libro intenso, tragico e ricco di emozioni.

L. Becattini – N. Innocenti  -  Terza C

 

Incontro con lo scrittore Marco Vichi

Sabato 1° marzo abbiamo incontrato lo scrittore Marco Vichi, un amico del nostro professore di lettere: aveva un aspetto simpatico e particolare. Vichi, che si è dimostrato pronto a rispondere a tutte le nostre domande curiose, è sicuramente una persona con moltissima fantasia, altrimenti non sarebbe diventato uno scrittore e non avrebbe scritto un racconto così simpatico come quello che il professor Riviello ci ha letto: "Il portafogli". La storia narra di un uomo molto "perfettino", ridicolizzato dallo scrittore: questo signore di nome Barolini fa il ragioniere nella cartiera Cantoni & Mignardi, non è sposato, e vive solo in un appartamento dove tutto è programmato: la sveglia alle sei e trenta, si alza alle sette, la colazione, al lavoro sempre in orario, la camomilla prima di andare a letto … una vita noiosa e ripetitiva!!

Questo personaggio (che non mi sta troppo simpatico) trova, una sera, un portafogli in terra, lo raccoglie, poi a casa lo apre, prende i documenti, legge l’indirizzo del proprietario e decide di riportarglielo il giorno dopo. Non prende neppure una monetina dopo aver contato tutti i soldi: un milione e mezzo di lire.

Dopo la solita giornata di lavoro, prende l’indirizzo e va a cercare il possessore del portafogli, e dopo aver suonato i campanelli di quasi tutto il vicinato, arriva dal signor Strano, il proprietario. Conosce il suo figlioletto, perché il signore è fuori, un bimbetto che va ancora alla scuola elementare, ma molto esperto di poesia e musica classica, con due occhiali enormi. Il signor Strano, al suo ritorno, accusa Barolini di avergli rubato dei soldi, e chiama la polizia, così il povero ragioniere sempre perennemente pulito e in orario, si

trova scaraventato in carcere, accusato non solo di aver rubato i soldi, ma anche di essere il vecchietto che terrorizzava delle bambine, già ricercato dalla polizia. Prima di essere messo in cella, incontra la giovane Emma, che gli ricorda la sua Alvara, vecchio amore di quando era giovane; la ragazza gli piange sulla spalla essendo molto triste, perchè le è morto il gatto. Però questi attimi durano poco, perché lo prendono e lo portano in cella, e allora lui può finalmente dormire, ma il ricordo della giovane Emma, lo rincorre sempre, durante tutta la sua permanenza in prigione. La mattina conosce il suo compagno di cella, il Brondi, che ha compiuto un omicidio. Questo compagno lo aiuta e lo sostiene psicologicamente. Poi Barolini va dal giudice che lo libera perché il maniaco delle bambine è stato trovato durante il giorno, e lui è quindi dichiarato innocente.

Ma quando Barolini viene finalmente riportato a casa da un secondino, vede la sua foto ingrandita in un giornalaio e sotto la scritta: "arrestato il maniaco delle bambine".

Nonostante tutto, Barolini non cambia e non cambierà più la sua vita, anche se è stato in carcere riprende la sua vita ripetitiva e noiosa. L’idea che ha portato Vichi a scrivere questo racconto è tratta dalla cronaca. Se fra qualche anno vedrete al cinema un film che si intitola "Il portafogli", o qualcosa del genere, vi ricorderete del racconto che vi ho narrato in questo articolo e del signor Barolini.

Vichi ha cominciato a scrivere per far provare al suo pubblico di lettori e a se stesso, le emozioni precise che gli aveva fatto provare l’autore di un romanzo giallo. Infatti quando lui aveva circa dieci anni, suo padre gli regalò un giallo Mondadori e a lui piacque così tanto che provò a scrivere.

Però nonostante tutto, Vichi ha cominciato a "fare" lo scrittore di professione a circa ventitre anni. Prima scriveva solo quando aveva dei momenti "critici" e solo racconti, poi ha cominciato a elaborare romanzi. Gli spunti per i suoi racconti o i romanzi li prende dalla vita quotidiana o da fatti dell’infanzia.

Il linguaggio dei suoi scritti è chiaro e semplice come quello che usiamo tutti i giorni.

Vichi non si definisce uno scrittore di gialli, perché ha creato anche dei romanzi che non si possono inserire nella categoria dei libri del mistero. Ecco i titoli di tutti i suoi romanzi:

L’inquilino; Donne, donne; Il commissario Bordelli; Una brutta faccenda. Sono tutti editi da Guanda.

Ci ha anche raccontato che per scrivere un romanzo, impiega una settimana circa, mentre per correggerlo, rimaneggiarlo e modificarlo di nuovo ci mette circa tre mesi. Molto, non vi pare?

Abbiamo chiesto allo scrittore di scrivere un pensiero sul nostro cartellone intitolato "Guerra e pace", lui ha scritto un commento breve, ma efficace:

"L’unica politica che riconosco: giustizia per tutti, comunque e ovunque".

Fiammetta Nincheri   -   Terza C

 

Intervista con il Sindaco

 

La mattina in cui siamo andati dal Sindaco Sergio Benedetti eravamo un  po’ emozionati, non è certo  una cosa da tutti i giorni per due ragazzi di tredici anni andare a intervistare un Sindaco. Siamo partiti da scuola  con il nostro professore di lettere e quando siamo arrivati in Comune, c’era ad aspettarci anche  la vicepreside della nostra scuola, la prof.sa Natali, che è anche Assessore alla Cultura. Così siamo entrati tutti nella stanza del Sindaco che ci ha accolti con molta simpatia, e  dopo le fotografie di rito (avevamo persino un fotografo,il nostro compagno F. Braccini) abbiamo cominciato l’ intervista .

 Cos’ è che l’ ha spinta a candidarsi come sindaco?

Io nella mia vita ho sempre fatto l’ imprenditore, e forse questo mi aiuta a fare il sindaco: avendo accumulato molta esperienza nel settore dell’industria, ho deciso di metterla a disposizione dei cittadini. Reggello è un paese che mi ha dato molto, e ora spero di poterlo ricambiare.

 Su quali interventi e innovazioni si basa il suo programma amministrativo a Reggello?

Prima di tutto portare l’ esperienza di un imprenditore in questo Comune, per vedere le cose da un punto di vista diverso e realizzare  interventi nel minor tempo possibile. Gli interventi possono essere molteplici, ma soprattutto è il modo di affrontarli che secondo me occorrerebbe cambiare portando l’ efficienza dell’ ente privato anche  nell’ente pubblico. Tra i nostri progetti vi è anche quello di portare a termine il famoso parcheggio di Reggello e rinnovare i giardini di Cascia.

 Quali interventi sta promuovendo il Comune di Reggello per noi ragazzi?

L’apertura della piscina, della nuova palestra, il supporto alle varie società sportive, le attività organizzate durante l’anno,  come il Natale a Reggello, e tutte le attività scolastiche che vengono promosse e  finanziate dalla nostra amministrazione, sono interventi rivolti in particolare ai giovani.

 Quando avverrà l’inaugurazione del palazzetto dello sport?  

Purtroppo per mancanza di fondi la costruzione del palazzetto è stata momentaneamente  interrotta.

Comunque possiamo essere certi che la prossima festa dell’olio sarà sicuramente fatta nella nuova palestra.

 Già da tempo si parla della costruzione di una piscina a Reggello, vorremmo sapere se ci sono sviluppi.

A Reggello ci sono già due piscine in costruzione, una all’aperto e una al chiuso delle quali una lunga 25m. La piscina al chiuso sarà sfruttata anche dalla scuola media. Le piscine verranno probabilmente aperte ad ottobre.

 Cosa pensa di questa guerra in Iraq ?Cosa potrebbe fare il Comune di Reggello dal punto di vista umanitario per le persone irakene ?

Il Comune di Reggello ha partecipato  alla sfilata della pace  a  Roma, per cui si è schierato decisamente  favore della pace. Abbiamo anche esposto la bandiera arcobaleno, ma poi la Prefettura di Firenze ci ha inviato un telegramma obbligandoci a toglierla.

 Cosa intende fare per promuovere l’immagine del Comune di Reggello in Italia e all’estero?

Stiamo facendo tantissimo per promuovere l’immagine del nostro Comune, perché tutte le attività del settore turistico e buona parte di quello della cultura ( di cui si occupa la prof.sa Natali ) sono indirizzate in questo senso; promuoviamo l’immagine di Reggello anche attraverso i gemellaggi che  abbiamo creato con città tedesche, austriache e francesi.

In conclusione una notizia che vi farà piacere se tifate per la Florentia calcio: la possibile realizzazione del centro sportivo di questa squadra nel territorio del nostro Comune.

Con questa domanda sulla guerra in Iraq  si conclude la nostra intervista al Sindaco. Da parte nostra possiamo dire che è stata un’ esperienza molto istruttiva e piacevole;  speriamo di aver fatto le domande che nel nostro Comune un po’ tutti i ragazzi si fanno e così facendo di aver  soddisfatto, almeno parzialmente, la vostra curiosità.

                                                                                                                                L . Becattini e  N. Innocenti  -  Terza C

 

Massimiliano La Rocca: un musicista per Dino Campana

Mercoledì 12 marzo insieme ai nostri compagni della III A abbiamo incontrato Massimiliano La Rocca , un musicista che  ha messo in musica alcune poesie  di Dino Campana.

L’ispirazione di  questo lavoro, che  consiste nell’approfondire il rapporto fra  poesia e  musica, gli è venuta leggendo le  poesie di Dino Campana,  al quale ha voluto poi fare un omaggio.

Questa  operazione ci riporta all’ origine della poesia, che nasce in Grecia proprio come poesia musicata.

Dino Campana nasce a Marradi, un paesino dell’ Appennino tosco-emiliano, nel 1885. Il padre, un maestro elementare, si occupò nei primi anni dell’educazione del piccolo Dino. Timido e silenzioso ma soggetto ad incontrollabili accessi di rabbia, fu sempre considerato un ragazzo difficile; tutta la sua vita fu segnata da momenti di forte instabilità emotiva e da un tormento interiore che gli impediva di trovare pace in un luogo. I ricoveri in istituti psichiatrici diventarono sempre più frequenti, ma nonostante tutto, riuscì a scrivere e pubblicare la sua raccolta di poesie “Canti Orfici”

A Firenze, dove frequentava i circoli letterari del tempo, conobbe la scrittrice Sibilla Aleramo per la quale nutrì un amore appassionato. Nel 1918 fu definitivamente internato in manicomio dove visse per 14 anni fino alla sua morte avvenuta nel 1932.

Campana conosceva le lingue europee, ragionava come un artista europeo, iniziava a sentire il disagio nel mondo moderno, la civiltà industriale. Le sue sono poesie di “movimento”: infatti lui era grandissimo camminatore, amava l’idea della libertà. Probabilmente visse per un periodo in Argentina, dove imparò a suonare la musica popolare sudamericana.  

Fu una figura singolare e affascinante nel panorama letterario del primo Novecento. Insofferente di ogni legame, viaggiò a lungo, facendo svariati mestieri: fuochista in un mercantile, operaio, saltimbanco. In molte sue poesie si ritrovano immagini e paesaggi di quei luoghi lontani.

Massimiliano La Rocca ci ha cantato, accompagnandosi con la chitarra e l’armonica a bocca, “La petite promenade du poète”, “Batte botte”, “In un momento” e “La sera di fiera”: la sua è musica è moderna e utilizza anche i ritmi del blues. E’ stato anche molto bravo a coinvolgerci, quando ci ha chiesto di cantare con lui il ritornello de “La petite promenade du poète” e di “Batte botte”: un vero e proprio coro “poetico”. Ha concluso il suo spettacolo con una canzone tratta da una breve poesia in dialetto friulano di un altro grande poeta italiano: Pier Paolo Pisolini. Questa poesia si intitola “Fontana di aga dal me paìs”, e anche su questa abbiamo improvvisato un bellissimo coro.

A noi questa esperienza è piaciuta molto perché abbiamo letto e “cantato” le poesie divertendoci, e abbiamo scoperto che questo modo di interpretare la poesia  non è solo del mondo antico, ma può anche essere praticato ai nostri tempi.

          Ilaria Nocentini - Terza C

 

 Il grande salto

Intervista ai ragazzi delle prime superiori

 “Il grande salto” è il passaggio dalla terza media alla prima superiore. Abbiamo scritto questo articolo perché a settembre anche noi faremo “il grande salto” e abbiamo pensato che i ragazzi che ci sono già passati, ci possono aiutare a prepararci e ad affrontare  la nuova realtà che ci aspetta

Questa inchiesta ci  farà scoprire cosa si prova quando si è alle superiori, se ci troveremo bene, se sarà difficile e se la scelta che abbiamo fatto è stata quella giusta. Abbiamo distribuito 10 questionari ai quali hanno risposto solo  5 ragazzi delle seguenti scuole: ITIS, Liceo Linguistico, IGEA, Istituto Marconi e il Liceo Psicopedagogico. Ecco le domande che abbiamo proposto ai ragazzi delle superiori:

  1. Com’è stato l’impatto  con le scuole superiori?

Per tutti l’impatto è stato inizialmente problematico, ma poi, piano piano, i problemi iniziali si sono risolti.

  1. Visti i risultati del 1° quadrimestre, pensate che la vostra scelta sia stata giusta?

Tutti hanno risposto che la scelta che hanno fatto è stata giusta, e che si trovano bene nell’ambiente scolastico attuale.

  1. Vi siete trovati subito bene con i vostri nuovi compagni?

Tre ragazzi del Liceo Psicopedagogico, ITIS e Liceo Linguistico hanno risposto che si sono trovati subito bene con alcuni compagni, mentre con altri solo un po’ dopo; invece i due ragazzi dell’IGEA e dell’Istituto Marconi hanno risposto che all’inizio rimpiangevano i compagni delle medie, ma poi hanno fatto amicizia anche con gli altri.

  1. Avete instaurato dei buoni rapporti con i vostri insegnanti?

I ragazzi hanno instaurato un buon rapporto con gli insegnanti anche se inizialmente erano un po’ intimoriti nei loro confronti a causa di quello che avevano sentito dire dai loro compagni più grandi.

5.   Con i mezzi di trasporto disponibili vi sembra facile o difficile raggiungere la scuola?

      I collegamenti con le scuole superiori non rappresentano un problema perché sono ben organizzati.

6.   Le gite sono bene organizzate?

      Tre dei ragazzi hanno detto che non hanno ancora effettuato nessuna gita scolastica in questo periodo dell’anno, mentre gli altri due hanno risposto che le gite effettuate sono state bene organizzate.

  1. Le nuove materie che avete incontrato, secondo voi, sono difficili?

A questa domanda sono state date risposte molto diversificate: due non hanno riscontrato difficoltà, altri due hanno risposto che tutto dipende da come le difficoltà vengono affrontate, mentre uno ha detto che ha incontrato alcune difficoltà.

8.   I libri di testo di quest’anno sono abbastanza facili da comprendere?

      Nel complesso tutti concordano che i libri sono abbastanza facili da capire.

Per concludere, diciamo che questa inchiesta ci ha aiutato a prepararci psicologicamente per l’esame e a fare “il grande salto”, perché ci ha alquanto confortato: evidentemente alle superiori la vita non è poi così dura come temevamo. Comunque sia,  noi soprattutto speriamo di aver fatto la scelta giusta.

M. Pasquinucci - S. Arnetoli - M. Pesci  - Terza C

 

 Il problema dell'acqua

Ogni cittadino ha il diritto ad avere sufficiente acqua potabile e per questo a nessuno è concesso il diritto di appropriarsene come proprietà privata. L’acqua è una risorsa naturale unica e non infinita, tuttavia basta per dissetare tutta la popolazione mondiale. Il problema è che essa non è distribuita nella terra in modo omogeneo. Questo crea dei gravi squilibri. La quantità di acqua giornaliera a disposizione di un Europeo o di un Nord Americano è 500 litri mentre per un Africano solo 5-10 litri.

Nei paesi sottosviluppati più della metà degli individui non ha a disposizione acqua necessaria per sopravvivere e per avere condizioni igieniche minime.

Il 40 % di acqua disponibile viene sprecata  quando più di 30000 persone, di cui milioni sono bambini, muoiono per mancanza di acqua.

La mancanza di acqua è dovuta soprattutto al fatto che di essa solo

l’1 % é potabile mentre il restante 99 % è nei mari o intrappolato nei ghiacciai.

Per questo, quest’anno, si è voluto dedicare l’ annuale Meeting sui diritti umani al problema “ acqua” al quale noi ragazzi di terza abbiamo partecipato.

Il meeting si è svolto il 10 dicembre 2002 al palazzetto dello sport di Firenze ed aveva come titolo “Oro blu: l’acqua è di tutti”.

Sono intervenuti molti rappresentanti di diversi stati dove il problema della mancanza di acqua è particolarmente grave e ci sono stati interventi anche sulla situazione italiana riguardo questo problema.

Questo meeting ci ha sicuramente aperto gli occhi di fronte a questa grave crisi che si sta facendo strada un po’ in tutte le parti del mondo.

Giulia Sati        3°B  

 

 Mattina a Firenze

MI chiamo Sandu Mihai Cristian e sono nato a Iorgoviste – Romania, il 17 Luglio1988. Vivo in Italia dal 1994. Ho studiato qui a partire dalla 1° elementare ed abito a Reggello dalla 1° media.

Mi piace tanto l’Italia, la sua natura, le sue città.

Ho visto tante volte Firenze, e posso dire di essermene innamorato. Storia, cultura, arte e moderno sono così ben amalgamati che, cercando il soggetto per scrivere qualcosa di bello non ho potuto fare a meno di pensare a questa città.

La mia poesia è un mio modesto omaggio a Firenze. Spero che vi piaccia.

Sorge il sole sulla bella Firenze.
La culla d’arte e di cultura
si risveglia.
Il moderno e l’antico
si vestono d’oro.
L’Arno la cinge di scintille.
Le strade piene di vita in movimento
formano una ragnatela
che abbraccia tutta la città.
Le alte colonne e finestre delle case antiche
si illuminano e sembra sorreggano
il mondo.
La gente invade i musei,
passeggia sul Ponte Vecchio.
Scopre che la lingua italiana
ha le radici nel fiorentino del Trecento.
Quante persone
di ogni parte del pianeta
passeranno ogni giorno
davanti a tanta bellezza ?!
Un viaggiatore
non si può considerare tale
se non ha visto una volta Firenze,
capoluogo della Toscana,
capoluogo dell’arte.
Sulla bella Firenze sorge intanto
un’altra e un’altra volta ancora,
il sole.
 MIHAI SANDU  -  3°B

 

 

 Gita al museo archeologico di Fiesole

 

Le classi 1B e 1D, il 29 marzo sono state al museo archeologico di Fiesole. Fiesole si trova su una collina nei pressi di Firenze. Appena siamo arrivati abbiamo visitato l’area archeologica all’aperto.

Il teatro romano, prima tappa della visita, è stato costruito nel I secolo A. C. e viene tuttora utilizzato per spettacoli teatrali. È costituito da cinque parti: il corridoio che circondava la parte più alta, le gradinate dove si sedeva il pubblico, lo “spiazzo” dove stavano l’orchestra e le danzatrici, il palcoscenico dove recitavano gli attori e il sipario (mobile).

La seconda tappa è il tempio dedicato a Minerva dea della scienza e della medicina, questo è stato capito perché vi sono stato rinvenuti degli ex voto, cioè oggetti di metallo o altri materiali, che riproducevano le varie parti del corpo, usati per pregare o ringraziare la dea di curare o aver curato una persona. Gli archeologi hanno preferito riportare alla luce il tempio etrusco e in seguito romano, invece di lasciare le tombe longobarde che si trovavano sopra di esso.

La terza tappa è costituita dalle terme, anch’esse formate da più parti: la piscina per i bambini in cui essi imparavano a nuotare, per gli adulti, gli spogliatoi, il frigidarium, il calidarium e il tepidarium. Il calidarium è un locale al chiuso che veniva riscaldato da del vapore che passava sotto di esso.

Dopo aver visitato il museo all’aperto, siamo andati al laboratorio didattico. Ci siamo seduti e Mario (la guida) ha dato ad ognuno un reperto archeologico vero e dopo averlo osservato abbiamo compilato una scheda con i suoi dati (colore, materiale, superficie, disegno, ecc.). successivamente Mario ci ha spiegato come si uniscono due reperti frammentati e quale colla si usa.

Ci è piaciuta molto l’idea di fare un laboratorio didattico, dove i visitatori possono analizzare dei reperti autentici e ricevere qualunque risposta che faccia parte dell’archeologia. Naturalmente sono piaciuti anche i siti archeologici all’aperto, anche se non sono rimasti molto intatti.

Giulia Grassi e Beatrice Nincheri  Prima D

 

Il giorno 31 Maggio 2003  la scuola elementare di Cascia ha presentato lo spettacolo di fine anno
 
"Giro d'Italia tra suoni e sapori"
 
alcune immagini significative: